Che tipo ti capo siete e/o avete?

leadership

Ciao a tutti,

lo schema sopra del grande Goleman è una sintesi perfetta per esercitarci. Nella  mia carriera ho incontrato molti capi commanding and pacesetting ahimè! Io mi sono sempre ispirata alla stile visionary e spero di esserci riuscita almeno in parte, e voi che mi raccontate? in cosa vi riconoscete o riconoscete il vs capo?

10 thoughts on “Che tipo ti capo siete e/o avete?

  1. Credo che la miglior cosa sia incontrare un capo, parola di per se’ negativa, preferisco parlare quindi di responsabile, che sia una commistione tra stile visionary e coaching. Nella mia breve esperienza una persona empatica, che ti stimola spingendoti anche fuori da zona di comfort non può che farti crescere… ma non sono tutti così…

    1. Ciao Diletta, grazie per il commento! Bravissima il termine capo era una provocazione e tu l’hai colta. Nel linguaggio moderno si parla di leader e non di boss-capo, con questo designando una figura ben diversa nelle caratteristiche sostanziali. Anche responsabile, consentimi, è un po’ obsoleto, responsabili siamo tutti nelle nostre attività, valore che non dipende dalle gerarchie ma è un modo di approcciare il lavoro stesso. Di sicuro gli stili visionary e coaching sono l’humus perfetto per la valorizzazione e crescita delle persone ed entrambi possono essere messi in essere solo da leaders. Mi piace tanto la menzione che fai alla zona di confort, hai ragione anche qui per crescere, e aggiungo bene, è imprenscindibile uscire dalla zona di confort, doloroso ma necessario. Gestire cosi le risorse è di sicuro molto dispendioso e significa anche proiettarsi verso le risorse quanto più possibile, questo è un altro elemento che cozza con le personalità spesso egocentriche-simplythebest dei manager moderni, troppo incentrati su sé stessi per guardare il team, che ne pensi?

      1. Penso che la zona di comfort sia “dolorosa” da superare e che sia quindi fondamentali essere accompagnati, è solo chi ha stima e crede nelle tue possibilità è’ in grado di sostenerti. La mia breve esperienza mi porta ancora ad utilizzare qualche termine obsoleto, mi fa piacere avere questi scambi anche per poter apprendere le terminologie più corrette.

        1. Diletta grazie mille per questo interessantissimo scambio! la tua esperienza sarà anche breve ma direi che noti i dettagli giusti e ti poni le giuste domande. La zona di confort è dolorosissima da abbandonare e di sicuro l’aver affianco un mentore che ti fa vedere le tue risorse in modo che tu possa usarle appieno è valore aggiunto e non piccolo! Per quello che hai potuto osservare tu, che spiegazione ti sei data sul perché i capi tendono a non far sviluppare i loro collaboratori seppur ripetono come mantra slogan di management e leadership? e se pensi a te come capo quale stile di Goleman senti più in linea con le tue attitudini? grazie davvero un piacere chiacchierare con te!

          1. Credo di dover ancora sviluppare tante competenze e conoscenze e accumulare tanta esperienza… se dovessi però immaginarmi all apice della carriera spero davvero di essere in grado di saper valutare e valorizzare le risorse che mi troverò a gestire…credo che per essere visionarye dare spazio alle persone si debba essere umili Emma allo stesso tempo sicuri di se’, non vive come minaccia ogni persona, cambiamento o novità… molto speso anche persone con esperienza,brava nel proprio settore teme di essere spodestato.. il mondo hr da questo punto di vista popola di esemplari seppur il centro della questione dovrebbe essere la persona..

          2. Cara Diletta, partire con umiltà e rendersi conto che la strada è lunga prima di poter dire di avere imparato è di sicuro il modo giusto e migliore per approcciare una carriera in HR ( e non solo!) Solo umiltà e competenza fanno superare le paure che tu descrivi cosi bene e che sono nelle menti dei capi accentratori. Concordo che il mondo HR si è impoverito di visione e di intelligenza emotiva ma siamo qua per cambiarlo no? Tu, come dici sei giovanissima, quindi sarai un HR Director del futuro che contribuirà a migliorare il panorama HR. A breve parleremo di stagisti seguimi perché mi farebbe piacere avere tua opinione a riguardo!

  2. Ciao a tutti. Mi accosto a quanto va dicendo DIletta nel primo commento per allargare lo spunto. La zona di comfort è certo un qualcosa di sicuro, che ci fa sentire accomodati, come sul divano di casa e che magari sul momento ci fa anche sentire più bravi e preparati. Di certo tuttavia a lungo andare non ci porta a crescere in maniera costruttiva e costante quanto lo può fare la continua e positiva stimolazione (l’essere pungolati), proprio perché troviamo un ambiente troppo accomodante e “piano”. Alla luce di questo vorrei inserire un ulteriore spunto, foriero magari di ulteriori discussioni sopra l’importanza educativa del tanto temuto e bistrattato ERRORE: non è proprio dall’errore che deriva, in senso darwiniano, la spinta all’adattamento? e non è proprio l’adattamento ad un ambiente in fondo quella capacità che ci permette veramente di crescere come individui, sia sul piano lavorativo che su quello più strettamente umano?

    1. Ciao Seneca e grazie mille! Grazie, non solo per il bellissimo commento ma, anche per tutti gli spunti di riflessione che hai condiviso con noi. Così importanti e meritevoli di approfondimento che saranno oggetto di prossimi articoli specifici. Su un punto però la mia famigerata compulsività non mi consente di aspettare e risponderti, perchè trovo veramente molto molto bello quello che hai scritto sull’Errore. Mi trovi pienamente d’accordo e solo attraverso l’uscita dalla zona di confort si ottiene la crescita, tu identifichi correttamente anche lo strumento: l’errore. Si caro Seneca, il temuto bistrattato errore è in realtà la forma di apprendimento più profonda e proficua. E certo che si applica la legge delle giraffe :)! La resilienza è la capacità di adattarsi ai cambiamenti per sopravvivere, per adattarsi ai cambiamenti è necessario commettere errori. In questa cornice l’errore assume anche la natura squisita di esplorazione e scoperta e non l’accezione di giudizio negativo. E allora perfetto abbiamo scritto e capito tutti, sbagliamo con tranquillità cosi miglioriamo, cresciamo e ci adattiamo bene! Ma è cosè nella realtà? No nella realtà l’errore è temuto e bistrattato proprio come dici tu, e ciò è dovuto proprio all’accezione negativa di cui sopra. Quindi nella realtà sbagliamo ma usiamo la forma sterile di errore, non confessato, mai risolto e che peggiora col passare del tempo ma che soprattutto non ci consente l’evoluzione. Questo perchè dell’errore ci vergognamo, perchè significa essere imperfetti…eh meno male direi io! Abbiamo tutti bisogno di riscoprire la meravigliosa bellezza dell’imperfezione, quella che ci offre milioni di opportunità per migliorarci e crescere. Ieri, durante una passeggiata in centro a Bologna, un mio carissimo amico mi faceva riflettere su come questo concetto sia espresso chiaramente nell’arte della scultura. Lì solo la rottura del perfetto e delle sue linee fa emergere i capolavori che tanto amiamo, ed esprime proprioil concetto di essere imperfetti per evolversi e cambiare migliorando. Cosi l’errore lo vediamo nella sua bellezza e forza formativa. Sempre in argomento mi viene in mente uno spot pubblicitario per una famosa TV inglese di una grande artista, di cui ho il privilegio di essere amica, Carolina Melis.
      Nello spot una bambina fa cadere il barattolo con i bottoni e sententosi in colpa corre a raccoglierli. Mentre lo fa rendeconto che può assemblare con i bottoni forme e figure, allora continua finchè non crea un dolcissimo cagnolino e sullo sfondo appare la scritta: YOU LEARN FROM MISTAKES. Questo spot risale a circa 20 anni fa ed è un pò triste pensare che dobbiamo ancora dirlo, ma se ci arrendessimo metteremo in atto il comportamento non efficace che dicevamo prima. Abbiamo sbagliato qualcosa nella diffusione la cultura dell’errore, bene non arrendiamoci e continuiamo a cercare di capire quale può esseer lo strumento migliore per diffonderla. Grazie ancora Seneca e tutti voi!

      1. grazie Virginia delle belle parole spese a mio favore. Il punto è proprio questo infatti.
        Aggiungo inoltre che nella società di oggi, l’errore è ormai considerato solo dal punto di vista negativo e questo non fa altro che togliere ulteriore valore alla sua componente più strettamente positiva. Questo perché, forse, la nostra società è vittima della fretta e delle tempistiche accelerate del mondo d’oggi. L’errore così, ahime, non è più concesso proprio perché prevede tempo e pazienza ai fini di un sua comprensione e superamento. Ma mangiandoci questa possibilità in realtà ci accorgiamo troppo tardi di quello che abbiamo perso, e forse, bruciato troppo presto. Un saluto

        1. Ciao Seneca e grazie ancora per il tuo prezioso contributo. Di nuovo concordo con te su molti punti. Aggiungo che più che dalle tempistiche accelerate e della fretta, la nostra società è vittima della carenza e caduta dei valori. Principi fondamentali, quelli per cui si dice “una questione di principio”, sono stati sostituiti dall’unico obiettivo e valore fondante “l’idea di perfezione” che genera solo mostri. E così perfetti a scuola essere dei 10 e lode, perfetti nel look e così tutti magri, plasticati, alla moda e perfetti nelle carriere e così tutti a volere carriere da top managers. Questo non solo azzera i potenziali, incasellando gli individui secondo una griglia che più o meno suona come ” vincente” ” non vincente”, ma blasfemicamente impatta su tutto l’ambiente. Così invece di evolverci ci annichiliamo dentro un modello…che certo sarà una zona di comfort ma Dio mio quanta tristezza implica! In questo contesto è evidente che il povero vecchio errore non fitta ( per usare un orribile inglesismo, usatissimo nel mondo recruitment, per dire non essere in linea), per lavorare con l’errore devi partire dall’accettare l’imperfezione come qualcosa di positivo che obbliga a contemplare scenari diversi, arricchenti e formativi. Tutto questo fa molto male alle zone di comfort e la mediocrità non ce la fa a superare questo limite. E allora a noi la scelta se rimanere mediocri o sbagliare e crescere !

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