Breve storia di talento ed empatia

Stasera voglio raccontarvi una cosa bellissima che mi è successa. Ho ricevuto una mail di una persona, che avevo selezionato tempo fa, che mi ringraziava perchè  in quel momento viveva una fase molto delicata della sua vita e il mio supporto durante la fase di selezione le era stato molto utile per orientarsi. Fin qua, direte voi, niente di particolare e avete ragione! Nè tantomeno, vi rassicuro, un mio momento di delirio egocentrico! Voglio invece, parlarvi di energie e di emozioni. V. l’avevo sentita solo al telefono e in sede di offerta, mi ero accorta che si trattava di una ragazza di molto talento e profondità, avevo anche percepito che si trovava di fronte a delle scelte “da grandi” e lei era giovane e, concedetemi candida. Non ho fatto altro che svolgere il mio lavoro come si deve e, quindi, supportare la persona che c’è dietro al candidato aiutandola fondamentalmente a guardarsi dentro e a tirar fuori il coraggio che la sua bella intelligenza le aveva donato.

In quelle due brevi telefonate, la profondità e l’intelligenza di V. le hanno fatto percepire il mio essere li con lei e per lei e, come solo l’umiltà squisita di chi ha talento sa fare, mi ha persino ringraziato. La sua mail mi ha commosso, la conserverò per sempre e non potevo non condividerlo con voi. Ma quello che vorrei condividere con voi è anche altro…

V. ed io eravamo due estranee che si sono incontrate in un contesto particolare, entrambe ci siamo poste in maniera autentica e onesta intellettualmente verso l’altra. Questo ci ha concesso di entrare in empatia e generare delle bellissime emozioni. V. si è sentita supportata e compresa nella sua confusione dovuta ad una profondità intellettuale ed emotiva, io vedevo il talento valorizzarsi ed emergere e questo mi dava gioia. Tutto questo si è creato in un lasso di tempo di un’ora e via telefono, il chè lo rende, ai miei occhi, ancora più straordinario.

Vi ho voluto raccontare questo piccolo momento di mia emozione per fare insieme a voi una riflessione: quanto è importante l’empatia? E soprattutto quanto è importante l’empatia nelle professioni HR? Mettiamola anche in termini di business che valore aggiunto può portare ad una azienda  avere professionisti con questa rara capacità?
E voi vi sentite empatici?

Facciamo anche un’altra riflessione: quante persone che conoscete conoscono la gratitudine?

Aspetto con impazienza le vostre opinioni

empatia

7 thoughts on “Breve storia di talento ed empatia

  1. Ciao virginia, e con piacere che rispondo ad un altro dei tuoi spunti… credo che nella mia breve esperienza L empatia sia sta un arma vincente, t permettere di cogliere sfumature nel altro che t aiutano valutarlo nella maniera più completa possibile.. va però gestita e non bisogna esserne sempre e comunque in balia, perché in questo modo risulta controproducente, fare questo però è’ sicuramente complesso e richiede tanta esperienza.
    Grazie ancora per questi spunti… buona notte

    1. Buongiorno Diletta ( e tutti),
      grazie per il tuo commento. Anche stavolta sono d’accordo con te! La gestione dell’empatia, e se vogliamo dell’intelligenza emotiva in generale, è dolorosa e complessa. Più che controproducente, direi che se non gestita, l’empatia diventa un peso troppo grande da portare! L’immagine di John Coffey de “Il miglio verde” che assorbe e sente tutte le emozioni attorno a lui, è una meravigliosa iperbole del fardello che dicevo. Se vuoi approfondire quest’ argomento ti consiglio di leggere “Troppo intelligenti per essere felici” di Jeanne Siaud-Facchin (Rizzoli).
      Riguardo all’importanza dell’empatia non solo concordo quando dici che permette di cogliere sfumature dell’altro, ma aggiungo che è uno strumento che va ben oltre il cogliere le sfumature. Intendo dire che ha un potenziale enorme e che amplifica e rende più profonda e genuina qualsiasi relazione. In un mondo arido l’empatia da calore e profondità!
      Grazie a te e ti aspetto

  2. Ciao Virgie,
    bello il racconto, porta a tanta riflessione. É straordinario quando il talento si connubbi con empatia, ma é ancora più speciale nei tempi moderni, dove apprezzare l’empatia per fortuna sta diventando di “moda”, riconoscere il talento geniale rinchiuso dietro i disturbi comportamentali (tipo Einstein, Beethoven, Mozart), ed individuare ed aiutare a valorizzare il talento senza essere condizionati dal ‘proprio’ benessere. Una riflessione un po’ “cruda”, ma riferita alla piccola percentuale di personalità, oserei dire davvero geniali nel loro settore. Essere empatici e generare ispirazioni e creatività tra le persone devonl essere dei primari obiettivi di società moderna:), ma forse dietro un “apatico” a volte si nasconde un potenziale che può migliorare non solo il benessere delle persone che lo circondano, ma forse contribuire a migliorare il futuro del mondo intero. Un abbraccio! B

    1. Ciao Bili, che piacere!
      ti ringrazio tantissimo per aver anticipato uno dei prossimi argomenti che discuteremo nel blog: il genio dietro il disturbo comportamentale e la nostra ignoranza nell’accettarlo. Quanta verità c’è nelle tue parole! E la riflessione che definisci “cruda” è, per me, di una squisita sensibilità. Quello che credo è che l’empatia possa essere il motore che pian piano modifichi gli obiettivi della nostra società, dando la priorità al circolo virtuoso che tu descrivi. Questo cambio culturale potrebbe condurci finalmente ad affrontare le nostre paure e i nostri limiti, che ci conducono a rigettare l’argomento e a coniare le tristi etichette che da secoli descrivono quelle fantastiche persone. Ci è più facile, la mediocrità ci da lo schema rigido, bisogna temere quello che sembra chaos, perché abbiamo paura di non saperlo affrontare e allora che ce ne frega? diciamo che non sono normali e tutto qua ne abbiam parlato anche troppo! Però poi dentro di noi sappiamo che stiamo dicendo sciocchezze e pensiamo proprio alle beautiful minds tu citavi e ci sentiamo, come giusto che sia, piccoli piccoli, ignavi e vuoti! Basterebbe che imparassimo a non pre-giudicare e ad approcciare i disturbi comportamentali come una scoperta in più da fare sulla personalità di un soggetto, in più questo vorrei avessimo sempre in mente e non in meno! Già solo con un approccio mirato a voler comprendere ed accettare, secondo me scopriremmo scenari di capacità fantastiche che ci stiamo perdendo per le nostre paure… eh si bilijana così potremmo avere l’ardire di sostenere che tutto il mondo migliorerebbe! Un abbraccio forte!

  3. Buonasera, è capitato anche a me di ricevere una mail del genere da un neolaureato ingegnere gestionale a cui avevo trovato la sua prima occupazione, era esterrefatto dal servizio “pubblico” che aveva ricevuto (allora ero responsabile dell’ufficio di Job Placement Facoltà d’Ingegneria – progetto FIXO) non si aspettava un tale trattamento da un punto di vista umano. Ho percepito il calore nelle sue parole, che mi ha ricordato il mio di quando avevo la sua età e cercavo consigli, informazioni e riferimenti. E’ la cosa più bella che possa capitare, nella vita come sul lavoro, si entra in simbiosi con l’altro.

    1. Benvenuta Simona e grazie per il commento! Concordo con te che sia la cosa più bella che possa capitare, provare le emozioni con gli altri e degli altri, ti fa sentire vivo in maniera molto più forte. Bellissima anche la scena che descrivi del ragazzo in cerca di consigli e, soprattutto direi, riferimenti e di te che riprovi quelle emozioni attraverso lui. Questo relazioni umane possono essere brevissime, brevi, lunghe ma rimangono sempre e comunque straordinarie! Grazie ancora e ti aspettiamo!

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