When USA wept…-Le lacrime degli USA

 

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Eh si, è sconvolta la faccia del caro Homer! “E chi non lo sarebbe“, si chiesero quelli come me che ebbero il privilegio di vedere la geniale puntata dei mitici Simpson. Geniale anche nella sua follia e la famigliagialla fu ancora più divertente,  quando Lisa fu chiamata dal Paese a rimediare ai danni che il BiondissimoTrump aveva causato. Danni descritti in dettaglio e all’epoca considerati colmi, roba da ridere, roba da morir dal ridere…e invece una mattina di novembre di 16 anni dopo ( ma il futuro non portava evoluzione???) il mondo ci dice che lui, il tycoon, il self-made man (solo che il self si portava dietro milioni di euro nella sua umile start-up), il ragazzo che ama la famiglia con le improbabili mogli e figli plastici, ebbene si rullo di tristi tamburi: Lui, il Donald Nazionale è diventato il 45esimo Presidente degli United States of America, patria di diritti e libertà, eh si lui li farà Great again! Da quando abbiamo appreso la notizia, si sono moltiplicati i messaggi di stupore e indignazione sui social, come è possibile che sia successo? come hanno potuto gli Americani fare questo? Un popolo di assurdi elettori che mette il mondo a rischio e così via! Fermo restando che il popolo americano è ben altro e oltre gli elettori di Trump, ma cosa ci sorprende?  Il tycoon è la somma della propoganda di stereotipi che ci ricordano il secolo scorso ( che tristezza infinita dovere ammettere che stiamo tornando 70 anni indietro da un punto di vista evolutivo), e che tanto si amano oggi. Etichettare, pregiudicare ci da tanta sicurezza! Sono loro i cattivi noi siamo bravi e belli e allora risolviamo il problema alla radice e aboliamoli tutti, così torniamo a mangiare i nostri giant burgers o tagliatelle in serenità, bianchi con bianchi, borghesi con borghesi…ah che liberazione facciamo tutti i muri del mondo!  Il platinato Presidente è espressione della sovranità del popolo, come è la sovranità del popolo ad aver voluto la Brexit. E noi inorridiamo anche qui. C’è poco da inorridire, e non diamo lezioni a nessuno, quando siamo consapevoli di essere Paesi in cui si fanno code di ore e giorni per avere un ultimo telefonino, quando l’ambizione massima è fare la velina, Paese che non ricorda e non parla di Rita, Dario, Renato, Giovanni, Paolo, Rosario ma sottolinea il  vestito di Corona o  il fidanzato di Belen! E allora diciamolocelo in faccia, e togliamoci le maschere da radical chic, e inorridiamo non per gli elettori dello Utah o del Nevada, ma per noi, per quello che siamo diventati, quello che insegnamo ai nostri figli. Inorridiamo per tutte le persone e i capolavori che abbiamo dimenticato per dar spazio ai talent show, inorridiamo per il vilipendio quotidiano che facciamo della cultura e dell’istruzione! Successo, titoli, soldi, fama, vips, questo è il parametro che ci dice chi siamo, e noi tutti in stato di semi-incoscienza ci siamo abituati e abbiamo vigliaccamente lasciato esplodere davanti ai nostri occhi…perchè noi, noi stavamo bene! E poi arriva Donald a svegliarci e a farci pensare che forse siamo andati troppo in là, abbiamo lasciato gli ormeggi …ora è troppo!  E’ troppo si! E Donald è l’ennesima dimostrazione, abbiamo visto che nel 2016 si possono fare campagne inneggianti all’odio e alla diseguaglianza e vincere persino! E da qui il titolo dell’articolo, la citazione al meraviglioso libro di Irvin Yalom, perchè di quel tipo di lacrime disperate piange oggi l’America consapevole.  Ora però ci è più facile storcere il naso, fare gli snob che guardarci e dirci ” E quindi che facciamo?”, ma sarebbe l’ennesimo gesto vigliacco. Invece no, non storciamo il naso, non idignamoci ma uniamoci e cerchiamo di ricreare gli equilibri, facciamo qualcosa che ci consenta di lasciare un’eredità più dignitosa ai nostri figli. Ammettiamo di essere tornati indietro e corriamo in rincorsa a riprenderci 70 anni di evoluzione per rispetto nostro, delle generazioni a venire, e di chi in passato ha lottato perchè noi avessimo un mondo migliore!

 

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