Storia di intelligenza, emozioni ed infinito- I diversamente intelligenti

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 Buongiorno carissimi,

stamattina voglio parlare con voi di forme di intelligenza e soprattutto di quelle considerate sopra la media. “Avere capacità sopra la media significa avere constantemente l’emozione a fior di labbra e il pensiero ai confini dell’infinito“, recita la copertina di un bellissimo libro che ho letto e vi consiglio “Troppo intelligenti per essere felici” ( J. Siaud-Facchin). E da qui voglio partire. Da sempre sentiamo dire che avere un alto quoziente intellettivo sia un vantaggio congenito, lustri e successi attendono il fortunato che così nasce, genialità e potere  e via di binomi steorotipati! Ma ci siamo mai davvero chiesti o documentati su cosa realmente significhi avere una plusdotazione cognitiva? Sappiamo come vivono e stanno quelle persone? Certo che no, come sempre il binomio vincente ci da la categoria di appartenenza e il gioco è fatto. Semplice come sempre, nasci più intelligente e avrai successo a scuola e dovunque, tutto qua evitiamo ragionamenti ulteriori e inutili! Ma vediamo realmente come stanno le cose. Innanzitutto iniziamo a sgombrare il campo dai famigerati “più“, “meno“, “migliore“, “peggiore” etc e partiamo dal concetto di diversità.  Diciamo anche che la misura dell’IQ è un parametro per misurare le capacità congnitive, importante ma non il solo e non in grado di considerare tutti i fattori  che determinano l’intelligenza di un individuo. Uno di questi ,e che impatta in maniera sostanziale, è  la presenza di una plusdotazione emotiva, che esattamente come è rappresentato nell’immagine su, domina e condiziona anche la parte strettamente razionale, espressa dall’IQ. Bene allora iniziamo a dire che, nascere con una plusdotazione cognitiva di questo tipo comporta di certo una più profonda e dettagliata conoscenza, ma anche una energia emotiva difficilissima da controllare, anzi incontrollabile.  Avere l’emozione a fior di labbra significa anche esserne vittima, percepire il dolore che ci circonda e non avere mezzi per difendersi, vivere ogni stato emotivo in maniera forte e profonda. Inoltre, questo tipo di plusdotazione implica un modo diverso di ragionare, più complesso e stratificato, il che amplifica ancor più gli input percepiti a livello emotivo. Avere il pensiero ai confini dell’infinito significa dubitare sempre e in primis di se stessi, pensare sempre, non trovare fine ad un ragionamento, inserire mille variabili e così su ogni e per ogni piccola cosa del nostro vivere. E allora siamo sicuri che queste persone siano solo fortunate? Siamo sicure che saranno persone destinate al successo sociale? Niente di più falso queste persone soffrono e tendono a non inserirsi facilmente nei contesti sociali. A scuola sin da piccoli spesso non vengono compresi e tutto il loro vivere è profondamente influenzato dalla non comprensione di ciò che comporta la loro plusdotazione cognitiva. L’argomento è interessantissimo e complesso e lo tratteremo ancora e in maniera più approfondita, ma volevo introdurlo in maniera forte, iniziando dallo smascherare stereotipi dannosi,  e dall’affrontare l’argomento partendo dall’aspetto più importante e da cui  dedurre riflessioni. Negli stati del nord europa, università e centri di ricerche stanno lavorando per fornire supporto a queste persone sin dall’infanzia ed aiutarli a convivere con la loro diversa intelligenza. Ma noi, da quel che vedo intorno a me, siamo ancora imprigionati nello stereotipo che avere un’intelligenza sopra la media debba farci essere il primo della classe e un futuro adulto di successo. Enormi sono i danni che generiamo con questo stile di pensiero. Non solo infatti, costringiamo chi è normalmente dotato a dover essere diverso dalla sua natura per inseguire chimere che appaghino gli altri, ma condanniamo le persone con  plusdotazione cognitiva a  non poter esternare le loro sofferenze e a dover vivere le loro vere emozioni in solitudine, e dovendo anche apparire  brillanti e appagati.  Poi quando il dolore ci arriva davanti agli occhi, con tutta la sua tragedia e violenza, ci barrichiamo dietro altri steorotipi che ci aiutano a spostare la nostra attenzione da aspetti fondamentali, ma troppo complessi…del resto si sa “genio e sregolatezza“, “artisti folli” e così via, e noi torniamo alle nostre vite imprigionate ma tranquille, anestizzate direi! Finiamola di  non ascoltare i bisogni di queste persone, perchè sono fin troppo intelligenti e ci possono pensare da soli,  smettiamola di etichettarli come geni, che ancora non si è capito cosa significhi, se non un etichetta che aiuti noi a non pensarci, ragioniamo, invece, sul come aiutarli in modo che possano  dare il loro immenso contributo al mondo, partendo dalla loro diversità intellettiva, invece che esserne schiacciati. Voi che ne pensate? Avete incontrato persone con questa dotazione intellettiva? Aspetto le vostre riflessioni perchè l’argomento merita il confronto e la discussione e conto sui vostri preziosi contributi!

6 thoughts on “Storia di intelligenza, emozioni ed infinito- I diversamente intelligenti

  1. Sono ancora una volta d’accordo con te Virginia….e lancio uno spunto. Credo infatti che questa situazione sia figlia, ancora una volta, della società occidentale; società che fa dell’etichettamento sociale una delle sue componenti più solide e ,ahime, distruttive. Pensiamo infatti al concetto di schizofrenia. Nelle società orientali, precoloniali e “primitive”(sono davvero primitive?) Non è considerata malattia, anzi, gli schizofrenici sono considerati i depositari della realtà autentica che sta dietro le cose (una sorta di santoni che vedono dietro il velo di Maya) e pertanto hanno un ruolo sociale fondamentale. Nel nostro mondo invece, dove il conformismo vince, queste persone sono sedate, dopate e deprivate della loro unicità attraverso TSO e via discorrendo. Per questo le tue parole sono verissime, anche perché numerosa è la letteratura sull’argomento che sostiene nello specifico proprio il rapporto tra quoziente intellettivo alto e malattia…ma, spunto finale: siamo proprio sicuri che il disagio sia sempre malattia?

    1. Grazie ancora una volta caro Seneca per la profondità dei tuoi commenti. Hai aperto un varco che ci condurrà a tantissime discussioni ma soprattutto hai colto l’essenza del discorso: la diversità dell’ intelligenza e le sue diverse manifestazioni. Hai proprio ragione quando dici che la nostra società occidentale, magari primitiva dico io, etichetta schizofrenia e altri tipi di intelligenza come malattie, e semplicemente tenta di rimuoverle dal sistema. Il motivo per cui è evidente che le persone portatori di tipi diversi di intelligenza, autistici, schizofrenici, bipolari e altri vengono sedati e trattati da malati, è che queste non riescono ad inserirsi in società e a seguire i nostri standard. Il paradosso è che proprio noi, normali e sani, non riusciamo ad abbattere gli ostacoli che ne precludono l’inserimento. Ma poi queste regole di inserimento e standard che sono realmente? Ancora una volta categorie, processi in cui ci siamo imprigionati e seguendoli pedissequamente troviamo la nostra serenità…che tristezza! Ma se invece di costringerci a questi grigi e tristi compromessi, ragionassimo sul voler capire invece che etichettare le diverse intelligenze attorno a noi? Se invece di rimuoverli provassimo a valorizzarli? Se riuscissimo ad aprire le nostre di menti e a guardare oltre il nostro triste conformismo e consentissimo a queste intelligenze di esprimere se stesse? Probabilmente si, caro Seneca per diventare migliori ed evolverci davvero dovremmo iniziare ad ispirarci alle società “primitive”. Allora capiremmo che quello che noi stigmatizziamo come disagio, perchè ci conviene, è spesso risorsa che potrebbe trovare giusta allocazione in società, nel lavoro e nella sfera affettiva, ma ciò può accadere solo se il muro di pregiudizio, in cui siamo chiusi, si rompa ed approcciamo queste persone consapevoli della loro meravigliosa diversità. Ha ragione Sant’Agostino, se su un aspetto come questo non riusciamo ad essere umili allora che ci faccia umiliati!

  2. Risposte concrete ai tuoi spunti porterebbero di certo ad un proficuo miglioramento sociale e morale (da buon seneca ovviamente 😉 )…ma oggi purtroppo a pensarla come me e te siamo in pochi…la sensibilità viene inghiottita da quel mostro che è la modernità. Consumismo, società del profitto e dell’utile, arrivismo e via discorrendo anniliscono tutti i tentativi di essere autentici e deboli nella nostra Umanità. Proprio per questo infatti, più la società e progredita più il livello di umanità,ahime, cala…con tutto quello che ne consegue

    1. Caro Seneca,
      verissimo che la modernità, o meglio il vacuum moderno, inghiotte l’autenticità e abbassa il nostro livello di umanità. E’ anche vero però che non siamo pochissimi a pensarla cosi e che sta a noi provare a sensibilizzare la società di più su questo argomento. Voglio credere che progresso e sensibilità possano evolversi congiuntamente, e che dobbiamo solo trovare il coraggio di osare e guardare oltre gli schemi che ci hanno preimpostato dalla nascita. Il talento, come ho scritto anche nel mio libro, incontra sempre difficoltà e ostruzionismo, e a maggior ragione la diversità, seppur ricchezza infinita, è sempre più spesso bloccata e ancorata da ostacoli della società, così detta civile. Credo però che se non si raggiunge l’adeguata sensibilità su argomenti come questo, di sicuro parlare di evoluzione e reale modernità mi pare prematuro. Progresso e sensibilizazzione possono e devono concorrere al miglioramento della società e persone come noi devono continuare a combattere affinchè questo accada, senza stancarsi mai, senza arrendersi mai! Grazie di seguirci e di fornirci spunti sempre più interessanti!

  3. Estoy de acuerdo con lo que has escrito. La “plusdotazione emotiva” como la has descripto, sólo puede ser transformada en energía positiva a través del arte. Y si así no es, será solo sufrimiento: una mochila demasiado grande para llevar. Para mí es importante en la fase de educación de los niños, de dar a aquellos más dotados en términos de sensibilidad, una vía de escape a las emociones: deben aprender a pintar, crear música, escribir poesías, alas para volar de este mundo imperfecto, y así poder soñar…

    1. Bievenido y muchas gracias sonico. Perdona mi espanol pero pruebo a responderte tambien en espanol. Estoy totalmente de acuerdo contigo que la fase de educacìon de los ninos dotados es fundamental, para ayudarlos en la evolucion de adultos. Ellos ninos deban. mas que los otros, buscar via de escape a las emociones, que son demasiado grande por vivir con ellos sin ayuda. Arte es la palabra que puede abrir los ojos y las cabezas, a traves del arte, los ninos y non solamente los ninos, pueden sonar y comprender se mismos. Arte concepida como libertad de expression y veiculo para veicular la energia emotiva. Espero mi espanol has sido bastante bueno por comprender lo que queiro decir, si asi no es dijame y voy a escribir en ingles! Muchas gracias y te esparomos!

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