Storia di colloquio, dignità e bacon fritto

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« Agisci in modo da trattare l’uomo, così in te come negli altri, sempre come fine e mai come mezzo » (Kant)

Buonasera carissimi e scusate il silenzio dei giorni scorsi!

Anche in questo caso è stato dovuto al mio bisogno di riflettere e digerire emotivamente  la storia che voglio condividere stasera con voi, per provare a non lasciarmi trascinare dalle mie personali emozioni e cercare di essere neutra per quanto possibile.

Nelle scorse settimane una mia collega HR Manager mi ha raccontato di una sua recente esperienza che l’aveva particolarmente scossa e fatta riflettere sul valore della dignità e sul suo vilipendio. La storia riguarda una sua collaboratrice, che per circa 2 anni era stata stagista e poi le era stata offerto un tempo determinato di 2 mesi solo per emergenze sopravvenute (facendolo notare esplicitamente),  a cui era spesso stato dato feedback negativo e suggerito di cercarsi un lavoro perchè a scadenza il contratto non le sarebbe stato prorogato.  E fin qui, ahimè, niente di troppo nuovo se non per la durata infinita dello stage che per sua natura deve essere  breve. Vero è, che ci dovremmo chiedere immediatamente perchè una ragazza di neanche 30 anni, laureata e con una seppur minima esperienza maturata,  abbia accettato passivamente le condizioni senza iniziare la ricerca di altre opportunità, che per i giovani volenterosi credetemi ci sono.

Certo siamo sempre in Spaghettilandia, per cui come ci insegnò il grande Massimo Troisi, nel memorabile sketch” Annunciazione, annunciazione” alla parola lavoro sarà spesso aggiunto  almeno un aggettivo” precario”, “temporaneo”, “part-time”, “forfettizzato” and so on, ma per l’età, l’esperienza  soprattutto la maturità, dei nostri giovani laureati,  quelle sono opportunità estremamente valide che rappresentano la dovuta palestra che ognuno di noi, ha fatto, fa e continuerà sempre a fare se ha passione per il suo lavoro e vuole svolgerlo al meglio.

Anyway, perdonate la solita digressione,  poco prima della scadenza del contratto, a causa di un’ ulteriore emergenza nel dipartimento HR, a quella ragazza, a cui 3 giorni prima era stato detto che il suo contratto non sarebbe stato prorogato e dato feedback negativo, viene offerto un tempo determinato.  Cosa avrà deciso di fare quella ragazzona di neanche 30 anni, che spesso ho visto in pausa pranzo mentre pranzavo con la mia amica, suo capo, e che amava  gli hamburger pieni di bacon fritto che serviva una tavola calda vicino ai nostri uffici ?

Ha accettato e ringraziato anche. E che doveva fare? Spero non starete dicendo voi, per me non avrebbe dovuto accettare perchè in quell’accettazione c’è l’annichilimento della sua dignità e l’implosione dei suoi eventuali talenti. Scusate lo sfogo ma non venitemi a dire “ok ma se non trovava altro?“, ” Almeno ha uno stipendio”mielosità  finte buoniste. Una ragazza così giovane, senza vincoli o responsabilità a degne di rilievo, non può uccidere la propria autostima  e accettare passivamente di essere presa in giro in maniera tanto visibile da risultare patetica. Sapete cosa rispondo a chi mi dice il lavoro è un diritto? Che il lavoro è in primis un dovere, dovere di mettere a disposizione della comunità e del mondo il nostro talento, unico come noi e che ha la sua dimensione e spazio nel mondo esterno. Amo pensare al lavoro come all’espressione del nostro essere e delle nostre capacità, in cui possiamo esprimere noi stessi al meglio in favore degli altri, insomma come ci insegna la nostra Costituzione, che rimane uno dei testi più belli e profondi che io abbia mai letto.

Questo dovere sociale non può essere dimenticato perchè, per paura di uscire dalle nostre zone di comfort e lottare per i nostri sogni, ci è più facile prenderci qualsiasi cosa che consenta di mettere una scheda in una macchina e ottenere dei soldi in un giorno preciso del mese. Come possiamo dimenticare quanto hanno dovuto lottare i nostri padri, nonni e ormai anche bisnonni per donarci legislazioni che mettono la dignità dell’uomo al centro di ogni sua espressione? Come ci si può arrendere così da giovani solo per non temere di rischiare di non avere lo stesso tenore di vita il mese prossimo, mentre magari si cerca una altra opportunità? Perchè non investire e credere in se stessi? E se questo accade ad una ragazza così giovane, cosa farà e lei e i ragazzi come lei  quando saranno 40enni o 50enni? Si sentiranno in pensione forse? Bè spero che almeno gli sia chiaro che la pensione se la devono quasi scordare!  Quella ragazzotta doveva non accettare ed essersi già cercata delle alternative, pensando ad ogni scenario che le consentisse evoluzione e formazione, anche andare a fare la cameriera a Londra per un mese e tornare senza deficit linguistici, sarebbe stato un grande investimento ed una scelta molto intelligente. Mentre ovviamente avrebbe continuato a cercare l’opportunità dove meglio avrebbe potuto esprimere se stessa e apprendere. E invece no, per un altro pò di tempo non si deve preoccupare di niente, avrà il suo stipendio nel giorno preciso, non dovrà sforzarsi di imparare niente nè preoccuparsi di passaggi di carriera sfidanti, nè magari fare quello che le piace con passione. Pazienza, però potrà comprarsi l’ultimo modello di smart phone subito e allora fanculo alla dignità, ai sogni, alle lotte per il rispetto della persona e continuiamo tutti a pensare al nostro orticello e che ce ne frega delle sofferenze dei nostri nonni e padri e degli altri!

La mia amica però, come me, non riusciva a leggerla così.  Era, anzi, pervasa da un senso di disgusto e amarezza per aver dovuto vedere, e non riuscire a fermare, un tale vilipendio della dignità e del talento di quella ragazza, che ora si ha condannato se stessa a non evolversi, se rimarrà in quella situazione, e allora dopo sì sarà sempre più difficile trovare opportunità sfidanti.  Una generazione così giovane DEVE avere coraggio, coraggio per difendere se stessa e la sua dignità, questi ragazzi non possono continuare a vedere uccidere il loro futuro accettando passivamente e ringraziando. Assumiamoci le nostre responsabilità noi più adulti e almeno cerchiamo di risvegliare le loro coscienze, soffrendo come è successo alla mia amica e me quando si vive un fallimento.

Ma ad onor del vero va anche detto che ci sono tantissimi ragazzi giovani che invece di coraggio e talento ne han da vendere, e a loro  in particolare rivolgo l’appello di svegliare i loro coetanei e ricordare loro che con il termine dignità, ci si riferisce al valore intrinseco dell’esistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di liberamente mantenerli per se stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.

Sono consapevole che questi discorsi sono impopolari,  perchè il finto buonismo ci fa dire sempre ” ma poverino che poteva fare?” ” le bollette le paga lei però“, ma non me ne frega niente. Finte verità io a voi non ne dico e la storia della ragazza che ama il bacon fritto mi ha fatto soffrire e arrabbiare moltissimo, sarò una illusa idealista? Può essere, ma continuerò ad esserlo, come so molti di voi, e a difendere con ogni mezzo la dignità umana in ogni sua espressione. E spero finisca presto la moda di mascherarsi dietro al buonismo per non  affrontare noi stessi e la nostra carenza di coraggio e inesistente propensione al cambiamento. Svegliamoci invece e riprendiamoci le nostre coscienze, nella vita di tutti i giorni, nel lavoro, vita privata, politica etc viviamo sempre rispettando la nostra dignità e talento  e quelli altrui, invece di soccombore ed invidiare!

Vi lascio con le parole di un grande eroe del nostro paese, Giovanni Falcone,  e come sempre aspetto impaziente i vostri commenti! Grazie

falcone

7 thoughts on “Storia di colloquio, dignità e bacon fritto

  1. Un po’ come i grandi scrittori e poeti passati che hanno rinunciato a fama e privilegi per perseguire un ideale. Pensiamo ad esempio se Leopardi o Courbet (due esempi) avessero seguito l’accademia (la norma) creando così testi vicini alla poetica imperante. Avrebbero, sul momento ricevuto più quattrini (lo stipendio), ma poi sarebbero stati così ricordati nei secoli? Se noi posponiamo questo a quanto detto da te Virginia cara, notiamo proprio la linea sottile che esiste tra struttura e sovrastruttura caratteriale. Noi non dobbiamo essere sovrastruttura di nessuno, ma bensì essere struttura di noi stessi, perché solo cosi nel momento di difficoltà non “crolleremo” frantumando il buono che abbiamo sicuramente creato. Certo, alcuni poeti sono vissuti di stenti proprio per quel loro essere “struttura in un mondo di sovrastrutture” …ma ora sono nei libri e rimangono eterni nella nostra memoria.
    Grazie delle parole, mai banali ma sempre sincere

    1. Caro Seneca,
      come sempre grazie di cuore per i tuoi preziosissimi e bellissimi commenti. Hai reso con esempi meravigliosi ancor più chiaro il concetto che ho provato a trasferire. Eh si proprio così caro! Pensiamo se i grandi poeti ( per non pensare al coraggio che hanno avuto gli scienziati, spesso pagando con la vita o la carcerazione a vita) avessero fatto scelte di compromesso per non uscire dalle zone di comfort, quanto questo avrebbe impoverito il nostro mondo! Ovvio che non siamo paragonabili a questi Grandi ma almeno cerchiamo di far sì che il loro esempio ci sia da guida nel nostro agire quotidiano!
      Grazie ancora e alla prossima! Un abbraccio

      1. Sempre più d’accordo con te virginia cara! Attendo con ansia e trepidazioni nuovi spunti. Ad esempio troverei di grande aiuto un tuo contributo anche magari più tecnico , relativo alle pratiche di gestione e intuizione dei talenti (e non) in sede di selezione
        Un abbraccio

        1. Carissimo Seneca,
          sarà fatto! Grazie per lo spunto per la prossima storia HR 🙂
          ti aspetto e abbraccio

  2. non mi sento proprio di giudicare questa ragazza. Perché non pensare che, nonostante i feedback negativi, abbia valutato di accettare, oltre che per il lavoro e compenso seppur a termine, perché il prolungamento della esperienza poteva comunque insegnarle qualcosa? Poi mi chiedo, siamo sicuri che i feedback che le erano stati dati erano stati digeriti e interpretati correttamente? Ecco, un tema interessante, il feedback. Nella mia esperienza professionale, e altro, trovo che spesso questa pratica sia utilizzata poco e male. nel mondo del lavoro, e altro, credo sia fondamentale investire in rapporti umani trasparenti. Il feedback nel lavoro è a mio avviso una pratica indispensabile per costruire rapporti lavorativi solidi, sulla fiducia e sulla crescita reciproca. Questa ragazza potrebbe aver ricevuto pochi feedback? O magari feedback sbagliati nei contenuti e nei modi?
    Parlare dell’attitudine o meno a sfidare la propria zona di confort mi convince fino ad un certo punto. Fermo restando che il detto “chi non risica non rosica” spesso c’azzecca. saluti.

    1. Benvenuto Alessandro e grazie degli innumerevoli spunti. Innanzitutto sono pienamente d’accordo con te sull’importanza e mala gestione ( per non dire malversanzione in taluni casi) del feedback, concordo totalmente anche sulla necessità della trasparenza nei rapporti umani, in quanto credo sia humus indispensabile per poter innestare percorsi di crescita. Tuttavia il caso della ragazza è diverso e mi spiace non essere riuscita a trasferirlo con chiarezza. Qui i feedback erano stati dati e recepiti, il potenziale era emerso ma ciò nonostante non era adeguato per il ruolo da assumere in quel contesto aziendale, motivo per cui l’azienda aveva deciso e dichiarato con molto anticipo la volontà di non proseguire. La ragazza aveva intrapreso anche la ricerca di un nuovo lavoro. L’azienda poi ha avuto un’emergenza e ha deciso di trattenerla per un breve periodo per colmare l’emergenza e poi ritornare sulla decisione presa inizialmente. Anche questo era stato detto alla ragazza chiaramente. Detto questo, i tuoi rilievi sono giustissimi e mettono in luce aspetti di maturità da acquisire, che è tema fondamentale per i giovani e non. Il mio punto era spingere ragazzi nelle condizioni della protagonista della storia a credere maggiormente in se stessi e a formarsi meglio, facendo esperienze dove, come dici tu, si fa sana gavetta e si impara. Se invece di fermarsi avesse continuato la ricerca e trovato un lavoro che le permettesse di crescere realmente e non di stagnare nello stesso ruolo per un periodo limitato di tempo, non credi avrebbe rappresentato per lei un valore aggiunto? Last but not least resta fermo che concordo con te nel non giudicare, nessun giudizio di merito o valore, solo opinioni per riflettere insieme e migliorare…proprio come dovrebbe essere gestito lo strumento di feedback nelle aziende moderne! che ne pensi? Ti ringrazio per il prezioso contributo e spero di ricevere presto altri tuoi input! un caro saluto virginia

  3. per quanto mi riguarda, ovviamente generalizzando, in questi anni sto incontrando tanti ragazzi che, finiti gli studi, iniziano la loro vita lavorativa con uno spaesamento non indifferente. Trovo tanti ragazzi veramente in difficoltà nel capire il mondo del lavoro e come proporsi e inserirsi. la distanza fra il mondo degli studi e quello del lavoro è abissale. parliamo di ragazzi validi, che hanno fatto un corso di laurea di livello, che parlano correttamente l’inglese, con competenze tecnologiche sicuramente superiori alle mie etc. tuttavia trovo che il loro ambientamento nella quotidianità aziendale non è veloce e, spesso, la percezione che hanno di loro stessi è sballata. allo stesso tempo, le aziende oggi non ti aspettano, non ti seguono, non ti curano, come dovrebbe essere necessario per raccogliere i frutti che, certamente, potrebbero essere raccolti in tempi anche veloci.
    ricordo il mondo del lavoro di qualche tempo fa. esisteva una cultura della programmazione degli inserimenti in azienda, che oggi non esiste. ricordo progetti di formazione e sviluppo importanti per consentire ai giovani di diventare un valore dell’azienda…
    oggi si pensa all’oggi… e quando parli di futuro ti guardono con occhi smarriti….

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