Storia di educazione, gratitudine e saggezza antica

 

Carissimi,

eccoci di nuovo qui! Oggi vorrei condividere con voi pensieri sparsi che ho fatto nei giorni scorsi sul concetto di educazione. In un’Italia che piange due giovani genitori uccisi, barbaramente, dal loro figlio  perchè non avrebbero accettato di buon grado le performace scolastiche del ragazzo   (come se ci potesse mai essere un perchè! Assurdo che ci tocchi pure ascoltare giornalisti che cercano di dare motivazioni al gesto). E allora il brillante ragazzino cosa fa?  Chiede ad un amico ” cosa fai stasera? perchè non vieni ad uccidere i miei, dai ti do persino 1000 euro!” Niente di più logico, aveva un problema l’ha eliminato.  E tutto il Paese a chiedersi ma come è possibile? perchè l’ha fatto? E’un mostro, è pazzo, psicopatico e giù di perizie ed esperti dal barbiere che discutono di dna sulla scena del crimine. Poi ognuno guarda i suoi figli e si dice “bè mio figlio non lo farebbe mai, io l’ho educato, quello era un mostro“. Credo che dopo manager ( concedetemi un pò di aspra ironia) mostro sia una delle parole più abusate, ohhhh svegliamoci i mostri non esistono! Neanche i peggiori pupazzi di Stephen King avrebbero mai potuto fare tali atrocità! Ma il giovane inetto non è un mostro, forse neanche pazzo o meglio non più pazzo del resto dei suoi coetanei, è solo figlio del suo tempo e dei metodi educativi ricevuti. ” Mio figlio è bravo, io l’ho educato” dice il genitore  medio, probabilmente esperto di indagini e prove anche. Ma fermiamoci un attimo su questa frase ” L’ho educato”. Che cosa significa educare ? Come spesso accade per noi fortunati dalla cultura antica, il latino ci da una limpida spiegazione del suo significato: Educare-da e fuori, al di là, oltre e ducare da ducere condurre, guidare. Tra le varie ulteriori definizioni ne ho trovata una che mi sono appuntata sul mio famoso ( ndr per chi ha letto il mio libro!) quadernino nero che recita ” Educare-aiutare con opportuna disciplina a mettere in atto, a svolgere le buone inclinazioni dell’animo e le potenze della mente e a combattere le inclinazioni non buone. Lo che è condurre fuori  l’uomo dai difetti originali della rozza natura, instillando abiti di moralità e creanza” (cit. Dizionario Etimologico) “Condurre fuori per sviluppare le potenze della mente“, credetemi trovo questa frase di una splendida bellezza poetica, il libero pensiero, l’andare oltre, aiutare i giovani a formarsi per avere una coscienza critica che gli consenta di superare i limiti ( sempre in tema di latinismi limiti da limes-confini) e sviluppare il buono che c’è in lui, il suo potenziale. Che mondo meraviglioso sarebbe se questo concepissimo noi oggi per educazione! Ma la simpatica definizione parlava anche di disciplina. L’allenamento del potenziale umano non può prescindere dalla disciplina, dal fondarsi su valori solide architravi su cui sviluppare pensieri, teorie e ampliare il proprio potenziale. Ma come ci direbbe il grande Lubrano ( per chi di voi lo ricorda nelle sue mitiche trasmissioni anni 90) la domanda nasce spontanea ma noi educhiamo così?  Mi conoscete ormai e sapete che mai starei qui a fare il decalogo dei corretti metodi educativi, lungi da me non nè ho nè le competenze nè la volontà. Ma voglio parlarvi di quello che vedo dell’educazione nel mio lavoro. Il condurre fuori romano non è cool ma dire think out of the box è tutta un’altra cosa, ci riempe la bocca e ci fa sentire moderni. Bene una delle capacità più ricercate e raramente trovate, soprattutto paradossalemente nei giovani, in selezione  è la capacità di pensare out of the box. Raramente in colloqui di selezione i candidati giovani  danno evidenza di questa capacità,  poche volte riescono a pensare oltre e ad essere visionari. La loro giovane età invece dovrebbe essere il mio miglior terreno da coltivare. Come mai allora questo non accade? Stiamo crescendo una generazione di ineducati. Ineducati, concedetemi questo neologismo, nel senso di condurre IN, all’interno dello schema, problema-soluzione, errore-difesa ad oltranza, mamma-consulente, sogni-devo parlarne con mamma. Ecco cosa stiamo insegnando ai nostri ragazzi, ad uniformarsi, ad essere come i più fighi, a risolvere i problemi nel modo più semplice, l’importante è zero sofferenza, zero dolore sennò piuttosto ci pensa papà . Perchè i nostri figli non devono soffrire e devono avere il meglio, non permetteremo nient’altro. E allora pur di non vedere un giovane forgiare la sua crescita con le sue sane esperienze e maturazione, e  supportarlo aiutandolo ad usare i mezzi interni che possiede per evolversi, sacrificandosi quando ce n’è bisogno e gioiendo quando si può, preferiamo creargli una gabbia d’oro dove tutto è lecito e chi non è con me pokemon lo colga! Ed è proprio così che invece condanniamo i nostri ragazzi a non essere mai felici, a non essere mai consapevoli di se stessi e dei loro sogni, a lottare e gioire per ciò che amano. E poi succede una tragedia a Ferrara e noi tutti giriamo le spalle, come abbiamo fatto per i gay, per l’Aids, per l’Olocausto, e facciamo ancora per i migranti, per la Siria e chi più ne ha più ne metta,  del resto ohhh non sono mica fatti nostri, a noi certe cose non succedono! E invece si ! Non solo succedono a noi, ma siamo noi che stiamo crescendo questa generazione di fenomeni, con il nostro esempio e non possiamo voltare le spalle, nè chiamare un ragazzino mostro per crociffigerlo come emblema di tutte le nostre colpe non dichiarabili e ammettibili. Torniamo a liberare le menti dei nostri ragazzi, iniziamo ad educarli alla scoperta di loro stessi e delle loro potenzialità, insegnamogli la magia del sentimento della gratitudine e riflettiamo seriamente su come possiamo invertire  la decadenza che in maniera esponenziale ci sta divorando, questo è il vero mostro.  Ah,  e pensiamo anche a come aiutare i ragazzi, come il giovane ferrarese, quando prenderanno coscienza di quello che hanno fatto. Solo quando faremo queste riflessioni e genereremo un’inversione di tendenza, potremmo chiamarci adulti e guardare i nostri figli negli occhi con fierezza.  Scusate il solito sfogo passionario e aspetto le vostre apprezzatissime opinioni!

2 thoughts on “Storia di educazione, gratitudine e saggezza antica

  1. Ciao Virginia, questa volta mi sento preso in causa personalmente, date le dotte citazioni che hai fatto dal latino. La domanda è lecita: se educare deriva dall’etimo latino ex-ducere, quindi prevede una conduzione esterna della conoscenza ad una forma interna, e quindi desumi che il problema dell’educazione derivi da fuori, quell’a priori che appunto deriva da fuori diviene il problema di fondo, è essa stessa la radice stessa del problema?!
    Pertanto enuclei un discorso che porta il ragazzo ad essere frutto e commestione di più istanze esterne. Tutto corretto e sacrosanto: io, nella mia esperienza di maestri, vedo una dissolutezza di costumi tale che più non riesco a gestire; rimbalzo il discorso allora…perché questa cosa accade più oggi che ieri? Aldilà dei casi limite infatti, assistiamo ad un impigrimento generale del quoziente intellettivo? Non é forse…proprio il mondo iper moderno, globalizzato, che sta destabilizzando, corrodendo gli usi e costumi, il nosto mos maiorum a favore di una civlità/inutilità?

    1. Ben ritrovato Seneca e come sempre grazie! Troppo buono a definire dotte le mie citazioni ma il mio articolo trasuda rabbia più che cultura, per la civiltàinutilità a cui apparteniamo, come brillantemente la hai definita tu.
      Quello che intendevo non era attribuire all’esterno la carenza educativa ( ovviamente non solo, quello ormai è aspetto di default ahimè) ma l’ incapacità di crescere i nostri ragazzi aiutandoli a ragionare fuori dagli schemi, a farsi domande ulteriori, a uscire dal Dio TV e riprendere coscienza di loro stessi e del loro incredibile potenziale. Certo che poi concordo con te sull’impatto ulteriormente distruttivo dei fattori esterni e della decadente pochezza che ci circonda. La dissolutezza che menzioni caro Seneca, è ormai presente nella sua forma più brutale ma anche causa all’origine e cioè la perdita dei valori fondamentali. Pensiamo però positivo, caro Seneca, e pensiamo che già il fatto che ne stiamo a parlare qui tu ed io vuol dire che ci si sta sempre più rendendo conto di questo e magari speriamo in una inversione di tendenza repentina….altrimenti dobbiamo solo sperare di avere quello che tu chiami ” impigrimento generale del quoziente intellettivo” 🙂 !

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