7 thoughts on “(Italiano) Storia di colloquio, dignità e bacon fritto

  1. Un po’ come i grandi scrittori e poeti passati che hanno rinunciato a fama e privilegi per perseguire un ideale. Pensiamo ad esempio se Leopardi o Courbet (due esempi) avessero seguito l’accademia (la norma) creando così testi vicini alla poetica imperante. Avrebbero, sul momento ricevuto più quattrini (lo stipendio), ma poi sarebbero stati così ricordati nei secoli? Se noi posponiamo questo a quanto detto da te Virginia cara, notiamo proprio la linea sottile che esiste tra struttura e sovrastruttura caratteriale. Noi non dobbiamo essere sovrastruttura di nessuno, ma bensì essere struttura di noi stessi, perché solo cosi nel momento di difficoltà non “crolleremo” frantumando il buono che abbiamo sicuramente creato. Certo, alcuni poeti sono vissuti di stenti proprio per quel loro essere “struttura in un mondo di sovrastrutture” …ma ora sono nei libri e rimangono eterni nella nostra memoria.
    Grazie delle parole, mai banali ma sempre sincere

    1. Caro Seneca,
      come sempre grazie di cuore per i tuoi preziosissimi e bellissimi commenti. Hai reso con esempi meravigliosi ancor più chiaro il concetto che ho provato a trasferire. Eh si proprio così caro! Pensiamo se i grandi poeti ( per non pensare al coraggio che hanno avuto gli scienziati, spesso pagando con la vita o la carcerazione a vita) avessero fatto scelte di compromesso per non uscire dalle zone di comfort, quanto questo avrebbe impoverito il nostro mondo! Ovvio che non siamo paragonabili a questi Grandi ma almeno cerchiamo di far sì che il loro esempio ci sia da guida nel nostro agire quotidiano!
      Grazie ancora e alla prossima! Un abbraccio

      1. Sempre più d’accordo con te virginia cara! Attendo con ansia e trepidazioni nuovi spunti. Ad esempio troverei di grande aiuto un tuo contributo anche magari più tecnico , relativo alle pratiche di gestione e intuizione dei talenti (e non) in sede di selezione
        Un abbraccio

  2. non mi sento proprio di giudicare questa ragazza. Perché non pensare che, nonostante i feedback negativi, abbia valutato di accettare, oltre che per il lavoro e compenso seppur a termine, perché il prolungamento della esperienza poteva comunque insegnarle qualcosa? Poi mi chiedo, siamo sicuri che i feedback che le erano stati dati erano stati digeriti e interpretati correttamente? Ecco, un tema interessante, il feedback. Nella mia esperienza professionale, e altro, trovo che spesso questa pratica sia utilizzata poco e male. nel mondo del lavoro, e altro, credo sia fondamentale investire in rapporti umani trasparenti. Il feedback nel lavoro è a mio avviso una pratica indispensabile per costruire rapporti lavorativi solidi, sulla fiducia e sulla crescita reciproca. Questa ragazza potrebbe aver ricevuto pochi feedback? O magari feedback sbagliati nei contenuti e nei modi?
    Parlare dell’attitudine o meno a sfidare la propria zona di confort mi convince fino ad un certo punto. Fermo restando che il detto “chi non risica non rosica” spesso c’azzecca. saluti.

    1. Benvenuto Alessandro e grazie degli innumerevoli spunti. Innanzitutto sono pienamente d’accordo con te sull’importanza e mala gestione ( per non dire malversanzione in taluni casi) del feedback, concordo totalmente anche sulla necessità della trasparenza nei rapporti umani, in quanto credo sia humus indispensabile per poter innestare percorsi di crescita. Tuttavia il caso della ragazza è diverso e mi spiace non essere riuscita a trasferirlo con chiarezza. Qui i feedback erano stati dati e recepiti, il potenziale era emerso ma ciò nonostante non era adeguato per il ruolo da assumere in quel contesto aziendale, motivo per cui l’azienda aveva deciso e dichiarato con molto anticipo la volontà di non proseguire. La ragazza aveva intrapreso anche la ricerca di un nuovo lavoro. L’azienda poi ha avuto un’emergenza e ha deciso di trattenerla per un breve periodo per colmare l’emergenza e poi ritornare sulla decisione presa inizialmente. Anche questo era stato detto alla ragazza chiaramente. Detto questo, i tuoi rilievi sono giustissimi e mettono in luce aspetti di maturità da acquisire, che è tema fondamentale per i giovani e non. Il mio punto era spingere ragazzi nelle condizioni della protagonista della storia a credere maggiormente in se stessi e a formarsi meglio, facendo esperienze dove, come dici tu, si fa sana gavetta e si impara. Se invece di fermarsi avesse continuato la ricerca e trovato un lavoro che le permettesse di crescere realmente e non di stagnare nello stesso ruolo per un periodo limitato di tempo, non credi avrebbe rappresentato per lei un valore aggiunto? Last but not least resta fermo che concordo con te nel non giudicare, nessun giudizio di merito o valore, solo opinioni per riflettere insieme e migliorare…proprio come dovrebbe essere gestito lo strumento di feedback nelle aziende moderne! che ne pensi? Ti ringrazio per il prezioso contributo e spero di ricevere presto altri tuoi input! un caro saluto virginia

  3. per quanto mi riguarda, ovviamente generalizzando, in questi anni sto incontrando tanti ragazzi che, finiti gli studi, iniziano la loro vita lavorativa con uno spaesamento non indifferente. Trovo tanti ragazzi veramente in difficoltà nel capire il mondo del lavoro e come proporsi e inserirsi. la distanza fra il mondo degli studi e quello del lavoro è abissale. parliamo di ragazzi validi, che hanno fatto un corso di laurea di livello, che parlano correttamente l’inglese, con competenze tecnologiche sicuramente superiori alle mie etc. tuttavia trovo che il loro ambientamento nella quotidianità aziendale non è veloce e, spesso, la percezione che hanno di loro stessi è sballata. allo stesso tempo, le aziende oggi non ti aspettano, non ti seguono, non ti curano, come dovrebbe essere necessario per raccogliere i frutti che, certamente, potrebbero essere raccolti in tempi anche veloci.
    ricordo il mondo del lavoro di qualche tempo fa. esisteva una cultura della programmazione degli inserimenti in azienda, che oggi non esiste. ricordo progetti di formazione e sviluppo importanti per consentire ai giovani di diventare un valore dell’azienda…
    oggi si pensa all’oggi… e quando parli di futuro ti guardono con occhi smarriti….

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