Greatest news!

Carissimi Amici,

sono molto orgogliosa e felice di potervi dire che, anche grazie a voi, il mio secondo libro è diventato realtà! Stiamo lavorando intensamente per pubblicarlo tra settembre e ottobre.

Il titolo sarà   ” Storie di empatia, zagare e tartare di tonno” e sarà edito da. Ringrazio l’Editore e tutti voi che mi seguite e supportate, vi terrò aggiornati sulla data di pubblicazione e sugli eventi. Nel frattempo vi abbraccio tutti e attendo i vostri commenti,

grazie di cuore,

Virginia

 

 

Storia di palloncini, cugine e dignità di donna – Dedicato ad Eleonora de Fonseca Pimentel

Buonasera  carissimi,

stasera desidero parlare con voi di qualcosa a cui tengo tanto e che mi fa incazzare di più: la dignità delle donne. Lo spunto di questa storia nasce da una chat con la mia cara cugina Alessandra.

Buon sangue ( o folle?)  non mente e dopo poche parole su come stavamo etc etc, ci siamo messe a parlare della condizione delle donne nel mondo in cui viviamo, alla vigilia della famigerata festa delle donne.  Già la festa delle donne…che tristezza infinita vedere donne di ogni età affollare ristoranti e discoteche, urlare davanti a grotteschi strip di grotteschi maschi, condividere puzzolenti mimose e con questo credere di festeggiare la dignità della donna! Domani sarà un altro 8 marzo, un altro giorno di festa patetica senza che nessuno pensi realmente a ciò che fa o che invoca.

Festa di donne che si festeggiano senza capire cosa stanno festeggiando…anche perché da festeggiare c’è ben poco! In un’ Italia in cui la TV  e i media in generale continuano con la ingiustificata sovraesposizione del corpo femminile, sdoganando così l’immagine di donna oggetto senza identità e dignità, in cui una show girl matura sostiene che scambiare sesso per carriera è una scelta, in cui non si rispetta la legge sull’aborto,nella sua vera ratio di libertà di scelta tanto combattuta, trincerandosi dietro lo scudo dell’obiezione. Un’Italia in cui  a parità di posizione se sei donna devi essere pagata meno, perché è già tanto che hai fatto carriera, vuoi anche essere pagata come un uomo? Il nostro paese, la nostra libertà stanno regredendo giorno dopo giorno,  i femminicidi riempiono statistiche,  ci stanno rendendo schiave delle rivendicazioni degli anni 70 ma noi tacciamo e sforniamo troniste settimana dopo settimana.

Non mi sono mai considerata femminista, perché la stessa definizione è per me un ossimoro di libertà. Assurdo già un tempo e allucinante al giorno d’oggi, che ci si debba costituire in gruppo per difendere i nostri diritti, come se dovessimo accreditarci come essere umani di pari grado del maschio italico. Assurdo, allucinante ma tristemente vero. Un paese in cui una ragazza subisce uno stupro alla fermata di una metropolitana in pieno pomeriggio, necessita sì di gruppi a difesa.

Le libertà guadagnate lottando duramente non sono qualcosa che ci possono chiedere indietro, non possiamo assistere silenti e inermi a questo massacro di diritti. Anche in questo caso, però, non possiamo girare la testa e incolpare qualcuno…non basta! Noi donne stesse dobbiamo essere paladini delle nostre libertà acquisite, dobbiamo reagire con fermezza e determinazione davanti al vilipendio dei nostri diritti. Ho passato i vent’anni da un po’ e sono consapevole che non si possono cambiare le cose urlando la nostra rabbia, ma sono anche consapevole che il cambiamento lo si mette in atto attraverso comportamenti quotidiani e continuativi.

E questi si che spettano a noi. Iniziamo con l’educare le nostre figlie ad essere consapevoli di se stesse, del loro corpo e del loro valore. Consapevoli dei diritti tanto duramente conquistati e che sono un baluardo di luce in questo incessante oscurantismo, consapevoli che loro con il loro comportamento forgeranno la generazione futura. Pensate se le donne che hanno tanto lottato negli anni 70 e molto prima ci vedessero ora? Il dolore che proverebbero sarebbe infinito. Non possiamo e non dobbiamo accettarlo. E allora basta festa delle donne così intesa, basta essere seduttive a lavoro con gli uomini di potere ” perché così si fa carriera prima, tanto si sa il mondo come va“. Basta essere ricondotte a trucchi e smalti colorati, selfie  in posa, api regine…basta il nostro mondo non va così. Il nostro mondo è fatto di valore, di sacrificio, di multi-tasking millenario per sopravvivere, di lotta agli ostacoli, studio, sacrificio, cervello ed emozioni…questo è il mondo delle donne, questo è il nostro mondo. Così quando qualche illuminato ci dirà che il nostro posto è a casa in cucina, risponderemo che certo abbiamo sempre saputo fare anche quello, fosse solo per mettere la giusta dose di veleno nei piatti degli imbecilli che ci dicono questo! Seguiamo gli insegnamenti di Sofocle: disobbediamo, impariamo a disobbedire davanti a questo scempio, ribelliamoci e affermiamo il nostro valore. Solo quando non avremo più bisogno di dirci queste cose potrà aver senso scendere tutte in piazza a festeggiare! Avanti tutta care amiche, avanti tutta guerriere! Ringrazio la cara Alessandra per la intensa e profonda chiacchierata e, come dice lei, nel dubbio regaliamo palloncini e lasciamoli volare liberi come gli spiriti delle donne che  hanno combattuto per donarci la libertà!

 

Storia di cv, arancina di mare e formazione- Breve racconto di Palermo

Carissimi amici,

come promesso eccomi di ritorno dalla splendida Palermo!

Sono arrivata venerdì sera e, tra ritardi aerei e parcheggi inarrivabili, siamo arrivati a cena alle 23.30…nonostante l’ora l’ospitalità genetica greca dei palermitani si è dimostrata protagonista. Non solo, ci hanno accolto come se fossero le 20.30, ma il servizio è stato impeccabile dall’inizio alla fine, che dire del cibo poi…un trionfo di sapori! Ugo ed io ci siamo accordati per l’indomani e il sapore della squisita e, mai assaggiata prima Arancina di mare, è rimasto a lungo con me…se andate a Palermo provate l’Arancina di mare di Gigi Mangia!  

Il giorno dopo ho tenuto la mia lezione sul profilo del liquidatore sinistri in azienda e sui colloqui di selezione. Ringrazio Expertise&Experience e la S.For.Ass., Scuola di Formazione Assicurativa, per la bellissima esperienza che mi hanno regalato. Far parte di uno splendido corpo docenti e del programma di un Master innovativo e completo è stato per me un orgoglio. Ringrazio anche i meravigliosi, determinati e volitivi partecipanti provenienti da tutta Italia, per aver contribuito in maniera significativa al successo della lezione. Sono certa che tutti i partecipanti a questo Master troveranno la loro strada di successo nel mondo del lavoro.

Parlare con questi ragazzi mi ha fatto, come sempre riflettere.

Ascoltare dalle loro  voci le avventure, o per meglio dire, le disavventure che hanno avuto, affrontando varie fasi di selezione, da colloqui, assessment di gruppo, test on line etc etc., mi fa pensare a quanto bisogno ci sia nel mondo della selezione di innovazione, talento e tecnica seria. Dai racconti dei ragazzi, tuttavia, un altro aspetto  è emerso e mi ha fatto riflettere su quanto siamo ancora distanti dal comprendere  in fondo il lavoro del selezionatore. In molti dei racconti il recruiter di turno era sempre molto giovane. La gioventù in quanto tale non può comportare maturità e affidare lo screening dei candidati a persone, non mature e senza supervisione, è quantomeno rischioso.

Allo stesso tempo, però, so che   molti miei colleghi stanno lavorando per far comprendere in toto l’importanza e l’impatto sul Business del Talent Acquisition, fattore che alcuni analisti finanziari inseriscono come parametro in bilancio ormai. Questa consapevolezza mi porta a poter dire ai brillanti partecipanti del Master di  Palermo di continuare ad insistere, continuare a formarsi sempre e di credere in se stessi e sono certa che la strada per il loro successo la troveranno presto!

Spero di aver fatto riflettere anche io i ragazzi, e ci tengo a ringraziare ancora sia loro che E&E, Giorgio Avolio e la S.For.ASS per la bellissima esperienza passata insieme. Sono certa di tornare presto nella magica Palermo!

Un abbraccio a tutti,

Virginia

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Storia di leadership, risotto petaloso e lentiggini

Cari amici,

questa che segue è la storia di un pranzo con una amica, che ha preso una piega inaspettata e che non potevo non condividere con voi.

In una di queste bellissime domeniche di sole, la mia amica Laura mi aveva invitata a pranzo da lei, ad assaggiare questo fantomatico risotto petaloso che aveva imparato a fare.

Temevo già il peggio, appena ho sentito le parole risotto e petaloso, ho avuto come una visione di me e Laura, che poco dopo averlo impiattato, lo mettevamo in frigo e ci facevamo una rassicurante amatriciana. Nonostante queste perplessità, ho deciso di affrontare questa prova di coraggio e sono andata a pranzo dalla cara Laura.

Mentre eravamo intente ad apparecchiare e a non sbagliare LA  ricetta, Laura mi ha raccontato e mostrato un articolo, dove una modella cinese era stata offesa molto gravemente perché aveva mostrato le sue lentiggini in una foto per un noto marchio. Questo era stato visto come offensivo perché rappresenterebbe un’imposizione dei canoni di bellezza occidentale su quella orientale, scatenando un inferno di botte e risposte tra haters vari e ulteriori imbecilli a seguito.

Non sono neanche voluta entrare nel merito dei commenti-idiozie che hanno scritto, ma vorrei soffermarmi con voi su cosa ci insegna questo episodio.

Siamo positivi e partiamo dal notare che sia un bell’esempio di relativismo, in quanto le lentiggini amate in alcuni paesi occidentali, non piacciono nella Cina dei volti di ceramica. Beh, almeno portiamoci a casa che non esiste un unico canone di bellezza ma almeno due: occidentale e orientale…!

Perdonate la provocazione ma ci rendiamo conto che, ancora nel 2019, siamo qua a parlare di canoni di bellezza e stereotipi? Stiamo ancora definendo il concetto di bello e brutto attraverso parametri canonizzati, perché senza questa definizione non sappiamo come inserire e inserirci in una categoria ?

In una società dove centinaia di donne vengono uccise da mariti, ex compagni, amanti, militari, delinquenti e chi più ne ha più ne metta, noi stiamo ancora a dover parlare della donna come oggetto da misurare e catalogare?

In un mondo del lavoro che condanna la donna a dover guadagnare meno del collega maschio, che la condanna ad una carriera molto più ostacolata e con molte meno probabilità di successo, noi stiamo ancora a guardare i canoni delle modelle?

Trovo questo vergognoso e ingrato verso gli enormi sforzi di chi ha lottato per la pari dignità e le pari opportunità delle donne. Fanculo alle lentiggini, fanculo agli standard!

Bello è ciò che si è e che si comunica. Non esiste un’idea platonica del bello, esiste la bellezza che una persona sa farti percepire. Abbiamo il dovere morale di intervenire in questi casi, perché le nevrosi scatenate nelle donne dal dover seguire quei canoni sono talvolta letali e comunque sempre insensate e umilianti per le donne stesse.

Diciamoci la verità, però. Troppo semplice puntare il dito sui maschietti e sulla società maschilista…si questo lo sappiamo, ma sta a noi portare avanti il cambiamento, sta a noi far imporre i nostri cervelli e non altro. Purtroppo, troppo spesso vedo ancora donne puntare sulla seduzione nelle loro relazioni lavorative e non solo. Questo atteggiamento è svilente per tutte le donne e contribuisce a fare percepire la donna come un oggetto…

Laura ed io abbiamo parlato per tutto il pranzo, incazzate perché ancora succedono queste cose e ancora se ne parla, ancora definiamo canoni occidentali e orientali quando la stessa parola canone andrebbe eliminata per sempre dall’accostamento alla parola bellezza.

Andava bene nelle culture antiche perché si stavano evolvendo, ma noi dovremmo essere quelli già evoluti. Definiamo il bello e il brutto per le sensazioni che qualcosa o qualcuno ci comunica, questa sarà la nostra idea di bellezza. Incentiviamo tutti ad essere se stessi e a mostrarci la loro reale libera bellezza e allora sì, potremmo dirci una società evoluta.

Dopo aver passato buona parte del pomeriggio parlando di massimi sistemi, sono rientrata a casa portandomi la ricetta del  famigerato risotto petaloso che, a dire il vero, non so dirvi che gusto avesse, perché, parlando in maniera concitata a passionaria non abbiamo troppo badato al gusto del risotto !

We are back! Rieccoci!

Carissimi amici ben ritrovati!

Come vi avevo anticipato, questi primi due mesi dell’anno sono stati molto frenetici…intensi e stancanti…

La prima cosa che ci tengo a dirvi è che ho completato la mia seconda avventura letteraria e a breve saprò darvi più dettagli e notizie sulla data di pubblicazione. Il mio secondo libello ha come protagonista le persone, raccontate attraverso brevi racconti, persone uniche che mi hanno lasciato qualcosa dentro…attenderò impaziente i vostri feedback e spero vi piacerà!

Nel frattempo due settimane fa ho fatto una testimonianza ad bellissimo Master “Essere Business Partner”  di Hara Risorse Umane , tenuto dal mio collega e amico Antonio Messina. Lì ho incontrato persone meravigliose, desiderose di migliorarsi nella loro professionalità per se stesse e per gli altri. Colgo l’occasione di ringraziare tutti loro per la piacevolissima e intensa esperienza che mi han regalato!

Sabato prossimo, invece, sarò a Palermo dove farò 4 ore di lezione in un Master in Liquidazione Sinistri. Nella prima parte parlerò del ruolo del liquidatore in un’azienda di oggi e di come si evolverà la figura professionale nel futuro mercato del lavoro. Vedremo le caratteristiche che deve avere il profilo per rappresentare valore aggiunto per il Business. Nella seconda parte affronteremo il tema dei colloqui di selezione, come affrontarli e come prepararsi. Sono certa sarà una bellissima esperienza e vi racconterò al rientro.

Oggi vi saluto e vi lascio alla prossima storia che sto per pubblicare, sperando che la leggerete in molti e che, come sempre, mi darete il vostro contributo.

Un abbraccio,

Virginia

Guess who is back?

Carissimi amici!

E’ passato più di un anno dall’ultimo articolo e mi siete mancati tanto! Tuttavia il silenzio è stato dovuto a tutt’altro che inattività 🙂 . Ho cambiato città ed azienda e ho dovuto gestire progetti molto complessi che ahimè         (malattia del mondo moderno) non mi hanno lasciato il giusto tempo da dedicare a noi. Nel frattempo, però, ho belle notizie da darvi e spero siate sempre lì a seguirmi e incentivarmi…evitiamo la commozione e pensiamo ai fatti :).

Eccovi gli aggiornamenti:

Io speriamo che colloquio incredibilmente continua a vendere copie e a darmi grandi soddisfazioni.  Ho guadagnato la stima di lettori oltreoceano e la copia in inglese (ndr Shall we interview? ) ha trovato lettori in Europa ed è andata molto bene in USA.  Non riesco ancora a crederci e vi sono estremamente grata per avermi supportato e aver contribuito a realizzare questo piccolo sogno. Grazie di cuore!

-sto lavorando su vari progetti di eventi di lettura e condivisione su tematiche del mondo del lavoro e della trasformazione sociale. Vi farò sapere, appena possibile, date e dettagli di eventi dove presenzierò  e partendo dal mio libello parleremo di tanto altro :).

-durante quest’anno ho lavorato su un nuovo progetto editoriale e dovremmo essere quasi arrivati alla fine.  Entro il primo trimeste pubblicherò il mio secondo lavoro. Non vi dico ancora niente per scaramanzia, ma ne parleremo a breve e spero vi piacerà.

Per il resto che dirvi? Mi sono ambientata a Milano, che trovo una città meravigliosa ed ospitale, ho sempre mille pensieri da condividire con voi e prometto di riprendere con costanza…promettetemi di esserci!

Un abbraccio forte e grazie per avere avuto la pazienza di aspettarmi,

Virginia

Storia di educazione, gratitudine e saggezza antica

 

Carissimi,

eccoci di nuovo qui! Oggi vorrei condividere con voi pensieri sparsi che ho fatto nei giorni scorsi sul concetto di educazione. In un’Italia che piange due giovani genitori uccisi, barbaramente, dal loro figlio  perchè non avrebbero accettato di buon grado le performace scolastiche del ragazzo   (come se ci potesse mai essere un perchè! Assurdo che ci tocchi pure ascoltare giornalisti che cercano di dare motivazioni al gesto). E allora il brillante ragazzino cosa fa?  Chiede ad un amico ” cosa fai stasera? perchè non vieni ad uccidere i miei, dai ti do persino 1000 euro!” Niente di più logico, aveva un problema l’ha eliminato.  E tutto il Paese a chiedersi ma come è possibile? perchè l’ha fatto? E’un mostro, è pazzo, psicopatico e giù di perizie ed esperti dal barbiere che discutono di dna sulla scena del crimine. Poi ognuno guarda i suoi figli e si dice “bè mio figlio non lo farebbe mai, io l’ho educato, quello era un mostro“. Credo che dopo manager ( concedetemi un pò di aspra ironia) mostro sia una delle parole più abusate, ohhhh svegliamoci i mostri non esistono! Neanche i peggiori pupazzi di Stephen King avrebbero mai potuto fare tali atrocità! Ma il giovane inetto non è un mostro, forse neanche pazzo o meglio non più pazzo del resto dei suoi coetanei, è solo figlio del suo tempo e dei metodi educativi ricevuti. ” Mio figlio è bravo, io l’ho educato” dice il genitore  medio, probabilmente esperto di indagini e prove anche. Ma fermiamoci un attimo su questa frase ” L’ho educato”. Che cosa significa educare ? Come spesso accade per noi fortunati dalla cultura antica, il latino ci da una limpida spiegazione del suo significato: Educare-da e fuori, al di là, oltre e ducare da ducere condurre, guidare. Tra le varie ulteriori definizioni ne ho trovata una che mi sono appuntata sul mio famoso ( ndr per chi ha letto il mio libro!) quadernino nero che recita ” Educare-aiutare con opportuna disciplina a mettere in atto, a svolgere le buone inclinazioni dell’animo e le potenze della mente e a combattere le inclinazioni non buone. Lo che è condurre fuori  l’uomo dai difetti originali della rozza natura, instillando abiti di moralità e creanza” (cit. Dizionario Etimologico) “Condurre fuori per sviluppare le potenze della mente“, credetemi trovo questa frase di una splendida bellezza poetica, il libero pensiero, l’andare oltre, aiutare i giovani a formarsi per avere una coscienza critica che gli consenta di superare i limiti ( sempre in tema di latinismi limiti da limes-confini) e sviluppare il buono che c’è in lui, il suo potenziale. Che mondo meraviglioso sarebbe se questo concepissimo noi oggi per educazione! Ma la simpatica definizione parlava anche di disciplina. L’allenamento del potenziale umano non può prescindere dalla disciplina, dal fondarsi su valori solide architravi su cui sviluppare pensieri, teorie e ampliare il proprio potenziale. Ma come ci direbbe il grande Lubrano ( per chi di voi lo ricorda nelle sue mitiche trasmissioni anni 90) la domanda nasce spontanea ma noi educhiamo così?  Mi conoscete ormai e sapete che mai starei qui a fare il decalogo dei corretti metodi educativi, lungi da me non nè ho nè le competenze nè la volontà. Ma voglio parlarvi di quello che vedo dell’educazione nel mio lavoro. Il condurre fuori romano non è cool ma dire think out of the box è tutta un’altra cosa, ci riempe la bocca e ci fa sentire moderni. Bene una delle capacità più ricercate e raramente trovate, soprattutto paradossalemente nei giovani, in selezione  è la capacità di pensare out of the box. Raramente in colloqui di selezione i candidati giovani  danno evidenza di questa capacità,  poche volte riescono a pensare oltre e ad essere visionari. La loro giovane età invece dovrebbe essere il mio miglior terreno da coltivare. Come mai allora questo non accade? Stiamo crescendo una generazione di ineducati. Ineducati, concedetemi questo neologismo, nel senso di condurre IN, all’interno dello schema, problema-soluzione, errore-difesa ad oltranza, mamma-consulente, sogni-devo parlarne con mamma. Ecco cosa stiamo insegnando ai nostri ragazzi, ad uniformarsi, ad essere come i più fighi, a risolvere i problemi nel modo più semplice, l’importante è zero sofferenza, zero dolore sennò piuttosto ci pensa papà . Perchè i nostri figli non devono soffrire e devono avere il meglio, non permetteremo nient’altro. E allora pur di non vedere un giovane forgiare la sua crescita con le sue sane esperienze e maturazione, e  supportarlo aiutandolo ad usare i mezzi interni che possiede per evolversi, sacrificandosi quando ce n’è bisogno e gioiendo quando si può, preferiamo creargli una gabbia d’oro dove tutto è lecito e chi non è con me pokemon lo colga! Ed è proprio così che invece condanniamo i nostri ragazzi a non essere mai felici, a non essere mai consapevoli di se stessi e dei loro sogni, a lottare e gioire per ciò che amano. E poi succede una tragedia a Ferrara e noi tutti giriamo le spalle, come abbiamo fatto per i gay, per l’Aids, per l’Olocausto, e facciamo ancora per i migranti, per la Siria e chi più ne ha più ne metta,  del resto ohhh non sono mica fatti nostri, a noi certe cose non succedono! E invece si ! Non solo succedono a noi, ma siamo noi che stiamo crescendo questa generazione di fenomeni, con il nostro esempio e non possiamo voltare le spalle, nè chiamare un ragazzino mostro per crociffigerlo come emblema di tutte le nostre colpe non dichiarabili e ammettibili. Torniamo a liberare le menti dei nostri ragazzi, iniziamo ad educarli alla scoperta di loro stessi e delle loro potenzialità, insegnamogli la magia del sentimento della gratitudine e riflettiamo seriamente su come possiamo invertire  la decadenza che in maniera esponenziale ci sta divorando, questo è il vero mostro.  Ah,  e pensiamo anche a come aiutare i ragazzi, come il giovane ferrarese, quando prenderanno coscienza di quello che hanno fatto. Solo quando faremo queste riflessioni e genereremo un’inversione di tendenza, potremmo chiamarci adulti e guardare i nostri figli negli occhi con fierezza.  Scusate il solito sfogo passionario e aspetto le vostre apprezzatissime opinioni!

Merriest of Christmas and thank you!

Carissimi,

le tanto desiderate vacanze di Natale sono arrivate. Anche quest’anno abbiamo dovuto assistere a scene terribili di vittime innocenti e idiozie politiche, ma non è mia intenzione in questa occasione polemizzare e discutere. Questo perché la pagina di storia che stiamo vivendo è davvero troppo triste e sembriamo essere tornati indietro di 80 anni e aver perso un prezioso bagaglio di evoluzione, e credo che il più triste silenzio sia l’unico commento possibile.  In questo momento però, come vi dicevo, voglio condividere con voi qualcosa di bello.  Ringrazio tutti voi visitatori del blog, sia dall’Italia che dall’estero, con particolare riguardo agli amici statunitensi, russi e indiani che ci seguono  e vi ringrazio tanto per il successo che sta ottenendo il mio libro sia con la versione italiana che inglese. Sono  felici di dirvi che sia Io speriamo che colloquio che Shall we interview? Stanno andando molto bene e ho già iniziato a lavorare su un nuovo progetto di narrativa. Quest’anno, come dicevo all’inizio, è stato un brutto anno ma qualcosa di molto bello è accaduto nella mia vita. Aver pubblicato Io speriamo che colloquio è stato per me il realizzarsi di un sogno e avere, attraverso il blog, la possibilità di parlare e condividere con tutti voi idee, storie, emozioni  ha reso e rende i miei giorni migliori. Di questi attimi di felicità vi ringrazio amici, ma sono proprio questi gli attimi che ci  dimostrano a tinte forti quanto sia bella la vita  e tutto quello che può regalarci. E allora davanti alle foto di scempi umani continuiamo a contrappore immagini di fratellanza e rispetto, continuiamo a combattere la nostra lotta pacifica di ribellione al sistema violenza in ogni sua forma. Per noi la violenza non avrà mai una giustificazione. Che i nostri giovani continuino a viaggiare, continuino a conoscere altre culture, a cercare la loro soddisfazione e non si lascino intimorire da becera demagogia o patetici luoghi comuni.  Riprendiamoci i nostri valori e rispettiamo quelli degli altri, riprendiamoci la nostra dignità e godiamoci appieno gli attimi di felicità che ogni giorno ci regala. Nei prossimi giorni pubblicherò un nuovo articolo sul blog e vi darò dettagli sull’evento in cui siamo stati invitati a partecipare per presentare il nostro libro, nel frattempo godetevi tutto quello che di bello avete in questi giorni e che non siano solo giorni di shopping compulsivo e distruzione dei buoni propositi alimentari J  E ancora grazie per essere miei amici, per insegnarmi, ascoltarmi e per la vostra generosità e sensibilità.  Buonissimo Natale a tutti voi! Con tanto affetto

Virginia

 

My dearest friends,

a special thank you goes to all of you who have supported and helped me. 2016 has been a bad year but something very beautiful happened in my life: publishing Shall we interview? and Io speriamo che colloquio made my dream come true. I do owe all this to you. Soon more articles and news will come, but now I want to share with you the love I feel for you and how grateful I am to have you in my life, for your generousity, your teaching and your fantastic friendship. Have the merriest of Christmas my beloved friends!

With all  my best love

Virginia

Storia di colloquio, dignità e bacon fritto

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« Agisci in modo da trattare l’uomo, così in te come negli altri, sempre come fine e mai come mezzo » (Kant)

Buonasera carissimi e scusate il silenzio dei giorni scorsi!

Anche in questo caso è stato dovuto al mio bisogno di riflettere e digerire emotivamente  la storia che voglio condividere stasera con voi, per provare a non lasciarmi trascinare dalle mie personali emozioni e cercare di essere neutra per quanto possibile.

Nelle scorse settimane una mia collega HR Manager mi ha raccontato di una sua recente esperienza che l’aveva particolarmente scossa e fatta riflettere sul valore della dignità e sul suo vilipendio. La storia riguarda una sua collaboratrice, che per circa 2 anni era stata stagista e poi le era stata offerto un tempo determinato di 2 mesi solo per emergenze sopravvenute (facendolo notare esplicitamente),  a cui era spesso stato dato feedback negativo e suggerito di cercarsi un lavoro perchè a scadenza il contratto non le sarebbe stato prorogato.  E fin qui, ahimè, niente di troppo nuovo se non per la durata infinita dello stage che per sua natura deve essere  breve. Vero è, che ci dovremmo chiedere immediatamente perchè una ragazza di neanche 30 anni, laureata e con una seppur minima esperienza maturata,  abbia accettato passivamente le condizioni senza iniziare la ricerca di altre opportunità, che per i giovani volenterosi credetemi ci sono.

Certo siamo sempre in Spaghettilandia, per cui come ci insegnò il grande Massimo Troisi, nel memorabile sketch” Annunciazione, annunciazione” alla parola lavoro sarà spesso aggiunto  almeno un aggettivo” precario”, “temporaneo”, “part-time”, “forfettizzato” and so on, ma per l’età, l’esperienza  soprattutto la maturità, dei nostri giovani laureati,  quelle sono opportunità estremamente valide che rappresentano la dovuta palestra che ognuno di noi, ha fatto, fa e continuerà sempre a fare se ha passione per il suo lavoro e vuole svolgerlo al meglio.

Anyway, perdonate la solita digressione,  poco prima della scadenza del contratto, a causa di un’ ulteriore emergenza nel dipartimento HR, a quella ragazza, a cui 3 giorni prima era stato detto che il suo contratto non sarebbe stato prorogato e dato feedback negativo, viene offerto un tempo determinato.  Cosa avrà deciso di fare quella ragazzona di neanche 30 anni, che spesso ho visto in pausa pranzo mentre pranzavo con la mia amica, suo capo, e che amava  gli hamburger pieni di bacon fritto che serviva una tavola calda vicino ai nostri uffici ?

Ha accettato e ringraziato anche. E che doveva fare? Spero non starete dicendo voi, per me non avrebbe dovuto accettare perchè in quell’accettazione c’è l’annichilimento della sua dignità e l’implosione dei suoi eventuali talenti. Scusate lo sfogo ma non venitemi a dire “ok ma se non trovava altro?“, ” Almeno ha uno stipendio”mielosità  finte buoniste. Una ragazza così giovane, senza vincoli o responsabilità a degne di rilievo, non può uccidere la propria autostima  e accettare passivamente di essere presa in giro in maniera tanto visibile da risultare patetica. Sapete cosa rispondo a chi mi dice il lavoro è un diritto? Che il lavoro è in primis un dovere, dovere di mettere a disposizione della comunità e del mondo il nostro talento, unico come noi e che ha la sua dimensione e spazio nel mondo esterno. Amo pensare al lavoro come all’espressione del nostro essere e delle nostre capacità, in cui possiamo esprimere noi stessi al meglio in favore degli altri, insomma come ci insegna la nostra Costituzione, che rimane uno dei testi più belli e profondi che io abbia mai letto.

Questo dovere sociale non può essere dimenticato perchè, per paura di uscire dalle nostre zone di comfort e lottare per i nostri sogni, ci è più facile prenderci qualsiasi cosa che consenta di mettere una scheda in una macchina e ottenere dei soldi in un giorno preciso del mese. Come possiamo dimenticare quanto hanno dovuto lottare i nostri padri, nonni e ormai anche bisnonni per donarci legislazioni che mettono la dignità dell’uomo al centro di ogni sua espressione? Come ci si può arrendere così da giovani solo per non temere di rischiare di non avere lo stesso tenore di vita il mese prossimo, mentre magari si cerca una altra opportunità? Perchè non investire e credere in se stessi? E se questo accade ad una ragazza così giovane, cosa farà e lei e i ragazzi come lei  quando saranno 40enni o 50enni? Si sentiranno in pensione forse? Bè spero che almeno gli sia chiaro che la pensione se la devono quasi scordare!  Quella ragazzotta doveva non accettare ed essersi già cercata delle alternative, pensando ad ogni scenario che le consentisse evoluzione e formazione, anche andare a fare la cameriera a Londra per un mese e tornare senza deficit linguistici, sarebbe stato un grande investimento ed una scelta molto intelligente. Mentre ovviamente avrebbe continuato a cercare l’opportunità dove meglio avrebbe potuto esprimere se stessa e apprendere. E invece no, per un altro pò di tempo non si deve preoccupare di niente, avrà il suo stipendio nel giorno preciso, non dovrà sforzarsi di imparare niente nè preoccuparsi di passaggi di carriera sfidanti, nè magari fare quello che le piace con passione. Pazienza, però potrà comprarsi l’ultimo modello di smart phone subito e allora fanculo alla dignità, ai sogni, alle lotte per il rispetto della persona e continuiamo tutti a pensare al nostro orticello e che ce ne frega delle sofferenze dei nostri nonni e padri e degli altri!

La mia amica però, come me, non riusciva a leggerla così.  Era, anzi, pervasa da un senso di disgusto e amarezza per aver dovuto vedere, e non riuscire a fermare, un tale vilipendio della dignità e del talento di quella ragazza, che ora si ha condannato se stessa a non evolversi, se rimarrà in quella situazione, e allora dopo sì sarà sempre più difficile trovare opportunità sfidanti.  Una generazione così giovane DEVE avere coraggio, coraggio per difendere se stessa e la sua dignità, questi ragazzi non possono continuare a vedere uccidere il loro futuro accettando passivamente e ringraziando. Assumiamoci le nostre responsabilità noi più adulti e almeno cerchiamo di risvegliare le loro coscienze, soffrendo come è successo alla mia amica e me quando si vive un fallimento.

Ma ad onor del vero va anche detto che ci sono tantissimi ragazzi giovani che invece di coraggio e talento ne han da vendere, e a loro  in particolare rivolgo l’appello di svegliare i loro coetanei e ricordare loro che con il termine dignità, ci si riferisce al valore intrinseco dell’esistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di liberamente mantenerli per se stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.

Sono consapevole che questi discorsi sono impopolari,  perchè il finto buonismo ci fa dire sempre ” ma poverino che poteva fare?” ” le bollette le paga lei però“, ma non me ne frega niente. Finte verità io a voi non ne dico e la storia della ragazza che ama il bacon fritto mi ha fatto soffrire e arrabbiare moltissimo, sarò una illusa idealista? Può essere, ma continuerò ad esserlo, come so molti di voi, e a difendere con ogni mezzo la dignità umana in ogni sua espressione. E spero finisca presto la moda di mascherarsi dietro al buonismo per non  affrontare noi stessi e la nostra carenza di coraggio e inesistente propensione al cambiamento. Svegliamoci invece e riprendiamoci le nostre coscienze, nella vita di tutti i giorni, nel lavoro, vita privata, politica etc viviamo sempre rispettando la nostra dignità e talento  e quelli altrui, invece di soccombore ed invidiare!

Vi lascio con le parole di un grande eroe del nostro paese, Giovanni Falcone,  e come sempre aspetto impaziente i vostri commenti! Grazie

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Storia di intelligenza, emozioni ed infinito- I diversamente intelligenti

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 Buongiorno carissimi,

stamattina voglio parlare con voi di forme di intelligenza e soprattutto di quelle considerate sopra la media. “Avere capacità sopra la media significa avere constantemente l’emozione a fior di labbra e il pensiero ai confini dell’infinito“, recita la copertina di un bellissimo libro che ho letto e vi consiglio “Troppo intelligenti per essere felici” ( J. Siaud-Facchin). E da qui voglio partire. Da sempre sentiamo dire che avere un alto quoziente intellettivo sia un vantaggio congenito, lustri e successi attendono il fortunato che così nasce, genialità e potere  e via di binomi steorotipati! Ma ci siamo mai davvero chiesti o documentati su cosa realmente significhi avere una plusdotazione cognitiva? Sappiamo come vivono e stanno quelle persone? Certo che no, come sempre il binomio vincente ci da la categoria di appartenenza e il gioco è fatto. Semplice come sempre, nasci più intelligente e avrai successo a scuola e dovunque, tutto qua evitiamo ragionamenti ulteriori e inutili! Ma vediamo realmente come stanno le cose. Innanzitutto iniziamo a sgombrare il campo dai famigerati “più“, “meno“, “migliore“, “peggiore” etc e partiamo dal concetto di diversità.  Diciamo anche che la misura dell’IQ è un parametro per misurare le capacità congnitive, importante ma non il solo e non in grado di considerare tutti i fattori  che determinano l’intelligenza di un individuo. Uno di questi ,e che impatta in maniera sostanziale, è  la presenza di una plusdotazione emotiva, che esattamente come è rappresentato nell’immagine su, domina e condiziona anche la parte strettamente razionale, espressa dall’IQ. Bene allora iniziamo a dire che, nascere con una plusdotazione cognitiva di questo tipo comporta di certo una più profonda e dettagliata conoscenza, ma anche una energia emotiva difficilissima da controllare, anzi incontrollabile.  Avere l’emozione a fior di labbra significa anche esserne vittima, percepire il dolore che ci circonda e non avere mezzi per difendersi, vivere ogni stato emotivo in maniera forte e profonda. Inoltre, questo tipo di plusdotazione implica un modo diverso di ragionare, più complesso e stratificato, il che amplifica ancor più gli input percepiti a livello emotivo. Avere il pensiero ai confini dell’infinito significa dubitare sempre e in primis di se stessi, pensare sempre, non trovare fine ad un ragionamento, inserire mille variabili e così su ogni e per ogni piccola cosa del nostro vivere. E allora siamo sicuri che queste persone siano solo fortunate? Siamo sicure che saranno persone destinate al successo sociale? Niente di più falso queste persone soffrono e tendono a non inserirsi facilmente nei contesti sociali. A scuola sin da piccoli spesso non vengono compresi e tutto il loro vivere è profondamente influenzato dalla non comprensione di ciò che comporta la loro plusdotazione cognitiva. L’argomento è interessantissimo e complesso e lo tratteremo ancora e in maniera più approfondita, ma volevo introdurlo in maniera forte, iniziando dallo smascherare stereotipi dannosi,  e dall’affrontare l’argomento partendo dall’aspetto più importante e da cui  dedurre riflessioni. Negli stati del nord europa, università e centri di ricerche stanno lavorando per fornire supporto a queste persone sin dall’infanzia ed aiutarli a convivere con la loro diversa intelligenza. Ma noi, da quel che vedo intorno a me, siamo ancora imprigionati nello stereotipo che avere un’intelligenza sopra la media debba farci essere il primo della classe e un futuro adulto di successo. Enormi sono i danni che generiamo con questo stile di pensiero. Non solo infatti, costringiamo chi è normalmente dotato a dover essere diverso dalla sua natura per inseguire chimere che appaghino gli altri, ma condanniamo le persone con  plusdotazione cognitiva a  non poter esternare le loro sofferenze e a dover vivere le loro vere emozioni in solitudine, e dovendo anche apparire  brillanti e appagati.  Poi quando il dolore ci arriva davanti agli occhi, con tutta la sua tragedia e violenza, ci barrichiamo dietro altri steorotipi che ci aiutano a spostare la nostra attenzione da aspetti fondamentali, ma troppo complessi…del resto si sa “genio e sregolatezza“, “artisti folli” e così via, e noi torniamo alle nostre vite imprigionate ma tranquille, anestizzate direi! Finiamola di  non ascoltare i bisogni di queste persone, perchè sono fin troppo intelligenti e ci possono pensare da soli,  smettiamola di etichettarli come geni, che ancora non si è capito cosa significhi, se non un etichetta che aiuti noi a non pensarci, ragioniamo, invece, sul come aiutarli in modo che possano  dare il loro immenso contributo al mondo, partendo dalla loro diversità intellettiva, invece che esserne schiacciati. Voi che ne pensate? Avete incontrato persone con questa dotazione intellettiva? Aspetto le vostre riflessioni perchè l’argomento merita il confronto e la discussione e conto sui vostri preziosi contributi!