Storia d’amore, coraggio e pesce

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Carissimi,

anche oggi voglio condividere con voi un’altra intensa storia di una persona straordinaria nella sua semplicità e profondità. Lucio Dalla ci diceva che gli angeli sono i più poveri e più soli, e  se guardiamo con attenzione quello che ci circonda,  con la volontà di capire e non di categorizzare ci rendiamo conto, che anche in questo caso, il grande Lucio ci ha insegnato molto. E così che, scimmiottando la mia cara amica Laura, vi racconto di un viaggio e un abbordaggio ( ndr  www.viaggieabbordaggi.wordpress.com)  e della storia di Peppe Le Poissonier. Mi ha fatto conoscere Peppe un altro mio caro amico che vive a Londra, Giancarlo, perchè trovandolo straordinario ha voluto condividerlo. Peppe vive a Napoli e lavora come pescivendolo al mercato del pesce, ama il suo lavoro tanto da dire che farà questo lavoro fino alla fine dei suoi giorni ” aggia murì int’ o’ pesce” (da notare la similitudine greca di un popolo nato greco, similitudine con la morte di chi concepisce l’amore talmente forte da vederlo sempre e solo  in Eros e Tanatos) . Peppe si definisce della tribù dei femminielli, lui con consapevolezza si è sottoposto alla chirurgia, è innamorato del suo fidanzato storico e presentato ufficialmente, con cui vive e che assiste come la più dolce e affettuosa delle mogli, nonostante lui ami la carne :)!  E’ cattolica Peppe, e sorride quando dice che il prete non sa mai come chiamarla, “signora”, ” signorina”, è gentile con tutti, amata dai suoi clienti e dal vicinato della sua splendida Napoli, che non si smentisce mai. Basti pensare che quando Peppe è tornata a casa dall’ospedale dopo l’operazione, tutto il vicinato è andato a trovarla portandole dei regali . Questa ultima scena sarebbe degna del miglior film di Almodovar o Tarantino e la nostra Napoli ce le regala con la sua genuinità e passione. E’ onesto il nostro Poissonier, ama il suo lavoro perchè le da la dignità che è tanto forte in lei,  a differenza degli altri femminielli, dice, lui ama il lavoro duro e il sacrificio per passione. Nonostante si svegli ad orari improbabili e abbia le mani, che mostra con fierezza, scolpite dall’acqua e dal lavoro, è fiera di essereLe Poissonier“, con la sua clientela che, dice ancora, ritorna perchè vuol bene a lei. E’ fiera di essere ciò che è, è fiera e felice della sua vita che dice essere ” il pesce e mio marito“, ama gli altri e sorride sempre Peppe!  Quanto coraggio ha avuto la nostra cara Poissonier? Quanto ha dovuto osare Peppe?  Quanta energia e profondità ha dovuto investire nella sua trasformazione per essere finalmente se stessa? Quanta forza ha Peppe? Quanta introspezione e dolcezza e dolore c’è negli occhi di Le Poissonier?

Eppure Peppe non ci mostra segni e cicratici, dolore e sofferenza. Tutt’altro. Peppe ci conquista con una spirale di allegria e di napoletanità, ci porta in un set cinematografico, dove noi spettatori silenziosi riflettiamo e capiamo quanto poco valore diamo alle nostre di vite, alle nostre di gioie, al nostro di ” pesce”. Grazie Peppe per averci regalato un sorriso e averci fatto guardare dentro un pò di più!

 

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ref: https://www.youtube.com/watch?v=y8-Q52Q7SFc

Storia di arte, macelleria e pensiero indipendente

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Carissimi,

anche stasera voglio condividere con voi un’altra bellissima storia di lezioni da insegnanti inaspettati e di ringraziamenti.  Ho avuto il privilegio di conoscere Luciano V. qualche anno fa, padre di una mia cara amica del Chianti che  visitavo con costanza. Luciano era un uomo esile e taciturno, nato negli anni 10, aveva portato avanti la tradizione di famiglia del banco macelleria specialista in agnello ai mercati generali di Firenze.  E lì aveva passato la sua intera vita, fatta di carne, amore stilnovistico per sua moglie ( il cui nome si era fatto tatuare sul cuore dopo la morte), massimo rispetto per sua suocera, consigliere di prim’ordine nella sua vita familiare, e last but not least amore per i suoi due figli. Amava gli animali e l’arte  Luciano, e li rispettava tantissimo, a suo modo anche nel suo lavoro li rispettava e gli rendeva onore. Aveva avuto tra i suoi allievi, all’inizio della carriera, il bravissimo e famosissimo Dario Cecchini, e una delle scene più intense che ho avuto il piacere di vivere fu durante una visita a Dario. Questi lo invitò ad andare a vedere la carne. Io li seguii, e la scena di questi due grandi uomini che si commuovono, quasi in sindrome di Stendhal, è un ricordo bellissimo che mi porto dentro. Il loro sguardo andava ben oltre l’apprezzamento per la qualità ,che vedevano dinnanzi ai loro occhi, ma era un trasferirsi, attraverso un profondo gioco di sguardi, tutto il sacrificio e la passione che ci vuole per imparare un mestiere e amarlo ogni giorno. Luciano era questo, un uomo sensibile e passionale, un uomo che era fin troppo distante dalla sua generazione rispetto alla mentalità e all’apertura mentale. Luciano accettava gli altri per come erano, era totalmente avulso da qualsiasi stereotipo e preconcetto, apriva il suo cuore a chiunque incontrasse, dava e si fidava. Lasciava trasparire le sue emozioni e amava condividerle con gli altri, ad oltre 80 anni gioiva come un bimbo per le piccole cose, come ad esempio i suoi amati spaghetti alla carbonara con tanto tanto olio ! Luciano aveva compreso che l’essenza della felicità è essere sè stessi e imparare dagli altri. Poteva stare con qualsiasi persona di qualunque età ed estrazione  e Luciano c’era sempre ed era sempre sè stesso. Non giudicava, non conosceva il giudizio gratuito e il colpevolismo, valorizzava gli altri e augurava sempre il bene  a tutti. Non era un Santo Luciano, diceva parolacce da buon Sanfredianino, fumava due pacchetti al giorno e amava il buon vino, era ingordo ma la sua ingordigia era ingordigia di emozioni e gioia. E così, io ho avuto la fortuna di vederlo accogliere in casa sua allo stesso modo, hippies e magistrati, artisti sciroccati e bambini curiosi, uomini d’affari e personaggi in cerca d’autore, ma lui era sempre li, uguale, con lo stesso sorriso, a dire “benvenuti” e ad offrire del buon pane e formaggio e un bicchiere di caldo chianti! Caldo perchè con quel vino Luciano ti faceva sentire accolto, accettato e benvenuto e i suoi occhi ti guardavano con profondità e dolcezza.

Eppure aveva conoscituto la povertà, le guerre, la fame, la cattiveria gratuita dell’uomo contro l’uomo ma non aveva mai permesso a quanto di orribile vedeva intorno a sè di contaminarlo col seme dell’odio o di cambiarlo, e di questo ringrazio Luciano, perchè nelle nostre chiacchierate mattutine sotto lo splendido sole primaverile del Chanti, è proprio questo che mi ha insegnato e trasmesso.

Ho voluto raccontarvi di questo splendido artista-macellaio-libero pensatore dal tatuaggio sul cuore per riflettere insieme a voi su quanto sia difficile non farsi permeare dal negativo intorno a noi, voi che ne pensate?

 

 

 

Storia di talento e malinconia- Intervista a Pietro Mella

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Carissimi,

è passato un pò di tempo dall’ultimo articolo e mi siete mancati. La ragione è che quello, che vi voglio raccontare stasera,  mi ha toccato moltissimo, e mi ci è voluto tempo per riuscire in qualche modo a scriverlo ( e pure male!). Stasera parliamo di un giovane talento : Pietro Mella. Pietro ha 11 anni ed è bimbo stupendo, come sua sorella gemella Maria, figli dei miei carissimi amici Anna e Aldo. Chi ha letto il mio libro sa chi è Aldo Mella, per chi non l’ha fatto ci tengo a dirvi che Aldo era un mio grande amico e anche grande collega, persona squisita e dalla spiccata sensibilità oltre che eccellente professionista. Pietro è molto simile a lui in tantissimi aspetti, profondità, precisione nel dettaglio, spiccato senso estetico, passione, creatività e, concedetemi, intelligenza.  Intelligenza ecco, questa è forse la vera protagonista di questo articolo. Pietro è dotato di un’intelligenza particolare, con una plusdotazione emotiva che lo rende un bimbo particolare e straordinario. Ma proprio questa bellissima intelligenza emotiva lo condanna a sentire e vivere in maniera più forte, a pensare tanto tanto e ahimè a soffrire di più. E Pietro è così intelligente dall’aver già compreso che ne vale comunque la pena. Perchè se è vero che si soffre tanto è anche vero che tutte le emozioni positive si sentono con la stessa forza, e tutto si vive di più…e allora che bello  usiamo la testa per pensare positivo e dare il giusto valore a ciò che di bello abbiamo! E questo ci insegna Pietro! Un bimbo di 11 anni  che, in un pranzo domenicale tra amici, a tavola danvanti alla sua tartare ( in un mondo di bimbihappymeal ben venga la tartare di tonno di Pietro), ci dice ” Ho pensato una cosa sulla malinconia, posso dirvela? “.  Noi adulti presenti  ( Anna, io e Paolo altro nostro carissimo amico )  rimasti senza parole, tra il timore e lo stupore, abbiamo detto ovviamente si.

E Pietro ci dice “ La maliconia è una cosa più mentale, che parte ovviamente dal cuore, cioè il cuore ti motiva ad avere la malinconia, però la testa ti fa ragionare su cosa hai perso o su cosa non c’è più, però ricordiamoci che noi dobbiamo andare avanti su queste cose anche se la malinconia sarà anche molto forte,  noi grazie alla nostra testa possiamo andare avanti . Magari pensando sempre al nostro fatto accaduto, però possiamo lavorare sulla malinconia del cuore, così magari lavorando sul cuore, noi questa malinconia l’abbassiamo. Quello che tutti sanno è che la malinconia non è una cosa bella da avere, perchè ovviamente è una cosa brutta… ma anche bella perchè ti fa anche pensare quello che magari hai perduto, quando magari ce l’hai sempre tu magari “si va bè la lascio li”, però quando la perdi ti rendi conto che l’hai persa veramente. La malinconia è una cosa molto positiva in molti aspetti della tua vita, ricorda momenti molto belli come quelli trascorsi con una persona, magari un fatto che non ti ricapiterà più nella vita, come andare in America, magari non ci andrò più però io me lo ricordo e il ricordo è bello. La malinconia è quella che ti spinge anche a ripensare ai tuoi momenti e forse a spingerli sulla tua vita per andare avanti e lavorare i tuoi pensieri“.

Ora capite perchè mi era difficile fare qualsiasi introduzione a questo speech filosifico? Si filosofico,  anche se di un bambino di 11 anni.  Se parlassimo di pittura lo paragonerei ai disegni di uccelli di Picasso bambino inquieto, che conosce il dolore, il dolore della perdita di quanto più caro, ma che ha in sè la forza del genio che riesce con coraggio ad andare sempre avanti!

Grazie Pietro per averci insegnato tanto con parole semplici e profonde, anche in questo ci ricordi il tuo Papà che è sempre fierissimo di te!

E voi cari lettori, al mio posto come avreste commentato lo speech del talentuoso e giovane Pietro?

 

When USA wept

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Oh yes Homer’s face was really perplexed! ” Who wouldn’t be perplexed?”, wisely wondered the ones like me who had the privilege to watch that genial Simpon episode.  Brilliant and fool at the same time, the yellowfacedfamily was even funnier that day, when Lisa was asked by the entire Country to remedy all the damages the VeryblondTrump had caused. Those damages were described in details and, at that time, those were considered just comix, fun, entarteinment…and all of a sudden in a grey November day 16 years afterwad (but didn’t they say future brought evolution???” ) the world tells us that he,  the tycoon, the self-made man (but how come the self made man brought millions of dollars with him to boast his low profile start up company), the cleanfaced boy who loves his improbable wives  and his plastic offspring, well yes him serioursly him; He, National Donald has been appointed 45th President of the United States of America, homeland of rights and liberty, and yes He will make America  Great again!  Since we have learnt the news, social have gone crazy, messages of shock and disgust grew exponentially..how was this possible? how could Americans do that? A population of absurd voters that puts the entire world at risk and so on!  Strongly stating that American People are much more and far beyond Trump’s supporters, but what are we shocked by? The tycoon is just the sum of all stereotype propaganda, that reminds us of last century  ( so sad to have to admitt that we went 70 years back from an evolution perspective) but that is loved by many. To label, to judge  makes us feel so very confident! They are the bad ones, we are good and beautiful  and so let’s cut it short let’s send them all away, so we can go back to our lives, enjoying our giant burgers or tagliatellas serenely.Whites with whites,  middle class with middle class…such a liberation, yes let’s build all walls we want!   The platinized President is  expression of People’s sovereignity, and so is Brexit to be intended.  And again we are shocked and horrified. There is nothing to be horrified or shocked by, let’s not lecture anyone, when we are aware to be Countries in which there are neverending queues to get the latest mobile phone, where the maximun ambition is to be a starlet. A Country that doesnot remember, nor speaks about Rita Montalcini, Dario Fo, Renato Dulbecco, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, but underlines Corona’s suit or Belen’s new fiancè!  And then let’s say it clearly, let’s put off our radical chic masks, and let’s be horrified but not by Utah or Nevada electors, but by us,  for what we have become, what we teach our children. Let’s be horrified by all the people and masterpieces we have forgotten, to follow talent shows. Let’s be horrified by  the daily contempt we do to education!   Success, titles, money, fame, vips, these  are the parameters that tell who we are, and we all, almost unconsiously. got used to that and cowardly let it explode in front of us…because, at the end of the day, we and our beloved were fine! And  then comes  Donald to wake us up and think that,perhaps, we have gone too far now, we have unmoored …now it’s really too much!  Of course it is! And Donald is the nth evidence, we saw that in 2016 you can base your campaign on hate and imparity and even get elected! That’s why this article is entitled so, quoting Irvin Yalom’s masterpiece, because that kind of tears desperate aware America is crying today! Now it’s much easier for us to twist our head, to be snobbish than to look insight and tell ourselves “And what are we going to do now?”, but this will be the nth coward action.  Let’s instead not twist our head, let’s not be horrified, but let’s join together and let’s try to re-estabilish harmony, let’s do something that will make us able to give our children a more honorauble inheritance. Let’s admitt we went back in the past and let’s run vehemently to re-obtain our 70 year evolution. We owe this to ourselves, to future generations, and to whom fought in the past to give us a better world!

When USA wept…-Le lacrime degli USA

 

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Eh si, è sconvolta la faccia del caro Homer! “E chi non lo sarebbe“, si chiesero quelli come me che ebbero il privilegio di vedere la geniale puntata dei mitici Simpson. Geniale anche nella sua follia e la famigliagialla fu ancora più divertente,  quando Lisa fu chiamata dal Paese a rimediare ai danni che il BiondissimoTrump aveva causato. Danni descritti in dettaglio e all’epoca considerati colmi, roba da ridere, roba da morir dal ridere…e invece una mattina di novembre di 16 anni dopo ( ma il futuro non portava evoluzione???) il mondo ci dice che lui, il tycoon, il self-made man (solo che il self si portava dietro milioni di euro nella sua umile start-up), il ragazzo che ama la famiglia con le improbabili mogli e figli plastici, ebbene si rullo di tristi tamburi: Lui, il Donald Nazionale è diventato il 45esimo Presidente degli United States of America, patria di diritti e libertà, eh si lui li farà Great again! Da quando abbiamo appreso la notizia, si sono moltiplicati i messaggi di stupore e indignazione sui social, come è possibile che sia successo? come hanno potuto gli Americani fare questo? Un popolo di assurdi elettori che mette il mondo a rischio e così via! Fermo restando che il popolo americano è ben altro e oltre gli elettori di Trump, ma cosa ci sorprende?  Il tycoon è la somma della propoganda di stereotipi che ci ricordano il secolo scorso ( che tristezza infinita dovere ammettere che stiamo tornando 70 anni indietro da un punto di vista evolutivo), e che tanto si amano oggi. Etichettare, pregiudicare ci da tanta sicurezza! Sono loro i cattivi noi siamo bravi e belli e allora risolviamo il problema alla radice e aboliamoli tutti, così torniamo a mangiare i nostri giant burgers o tagliatelle in serenità, bianchi con bianchi, borghesi con borghesi…ah che liberazione facciamo tutti i muri del mondo!  Il platinato Presidente è espressione della sovranità del popolo, come è la sovranità del popolo ad aver voluto la Brexit. E noi inorridiamo anche qui. C’è poco da inorridire, e non diamo lezioni a nessuno, quando siamo consapevoli di essere Paesi in cui si fanno code di ore e giorni per avere un ultimo telefonino, quando l’ambizione massima è fare la velina, Paese che non ricorda e non parla di Rita, Dario, Renato, Giovanni, Paolo, Rosario ma sottolinea il  vestito di Corona o  il fidanzato di Belen! E allora diciamolocelo in faccia, e togliamoci le maschere da radical chic, e inorridiamo non per gli elettori dello Utah o del Nevada, ma per noi, per quello che siamo diventati, quello che insegnamo ai nostri figli. Inorridiamo per tutte le persone e i capolavori che abbiamo dimenticato per dar spazio ai talent show, inorridiamo per il vilipendio quotidiano che facciamo della cultura e dell’istruzione! Successo, titoli, soldi, fama, vips, questo è il parametro che ci dice chi siamo, e noi tutti in stato di semi-incoscienza ci siamo abituati e abbiamo vigliaccamente lasciato esplodere davanti ai nostri occhi…perchè noi, noi stavamo bene! E poi arriva Donald a svegliarci e a farci pensare che forse siamo andati troppo in là, abbiamo lasciato gli ormeggi …ora è troppo!  E’ troppo si! E Donald è l’ennesima dimostrazione, abbiamo visto che nel 2016 si possono fare campagne inneggianti all’odio e alla diseguaglianza e vincere persino! E da qui il titolo dell’articolo, la citazione al meraviglioso libro di Irvin Yalom, perchè di quel tipo di lacrime disperate piange oggi l’America consapevole.  Ora però ci è più facile storcere il naso, fare gli snob che guardarci e dirci ” E quindi che facciamo?”, ma sarebbe l’ennesimo gesto vigliacco. Invece no, non storciamo il naso, non idignamoci ma uniamoci e cerchiamo di ricreare gli equilibri, facciamo qualcosa che ci consenta di lasciare un’eredità più dignitosa ai nostri figli. Ammettiamo di essere tornati indietro e corriamo in rincorsa a riprenderci 70 anni di evoluzione per rispetto nostro, delle generazioni a venire, e di chi in passato ha lottato perchè noi avessimo un mondo migliore!

 

News from the book!

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Carissimi, stasera sono molto orgogliosa di dirvi che la versione inglese di Io speriamo che colloquio tradotta in Shall we interview? è disponibile on line su Amazon, sia formato ebook che cartaceo. Che dirvi sono felicissima e da stasera il blog parlerà anche inglese ! Aspetto vs apprezzatissimi feedback 🙂

Dearest, tonight I’m really proud to tell you English version of “Io speriamo che colloquio” become “Shall we interview?” is available on Amazon both ebook and papercopy formats! What shall I say? I’m very happy and from tonight we ‘ll speak English as well! look forward to receiving your feedback

 

https://www.amazon.it/Shall-interview-English-Virginia-Piccirilli-ebook/dp/B01MRGO8T6/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1478631923&sr=8-1&keywords=shall+we+interview

 

 

Storie di visioni

Incredibile eh!  Nella società della “telefono-dipendenza” leggere quel testo ci lascia tra lo sgomento e il perplesso! Bene mai visione fu più saggia e giustamente lungimirante,  e beati coloro che seguirono il consiglio! Che la capacità di visione sia importante  ce l’aveva già detto anche Orwell, direte voi e come sempre avete ragione! Allora ok niente di più normale, normale avere visione, si sa è cosa buona e giusta, nelle aziende c’è visione, nei professionisti c’è visione tutto ok no worries! Ma “che cavolo stai dicendo Willis?” direbbe il povero Arnold ! In realtà c’è un alone di mistero dietro la parola visione, si nomina ma non si sa bene cosa sia e come si abbia, quasi fosse un virus da contrarre. L’immaginario collettivo subito pensa a Steve Jobs o ad altri imprenditori illuminati. Ma è così che dobbiamo intenderla? E’ capacità privilegio degli imprenditori? Ovvio che negli imprenditori è capacità indispensabile e quando non c’è si vedono subito gli effetti distruttivi sull’azienda, ma se approfondiamo un attimo non solo gli imprenditori hanno e devono avere visione. In parole semplici, che come sapete amo, potremmo dire che la visione è la capacità di contemplare scenari alternativi, immaginando come potremmo proiettarci nel futuro, uscendo dalle nostre zone di comfort se necessario,  e approntare le scelte strategiche di conseguenza. Così definita si fa fatica a pensare sia capacità esclusiva degli imprenditori, riuscite ad immaginare una attività, una professione che possa prescindere dalla visione così intesa? Pensateci, esercitatevi e vedrete che non riuscirete a trovare un caso a sostegno! Ovvio che più complessa è l’attività e più necessaria e complessa sarà la visione, ecco perchè ci viene in mente il paradigma dell’imprenditore di successo, ma anche in contesti meno complessi, rimane sempre necessaria seppur modulata di conseguenza. E tristemente riscontriamo che invece la capacità di avere visione non è così presente nelle organizzazioni e nel management, che preferiscono spesso perdersi  in gineprai di dettaglio del qui e ora senza mai alzare lo sguardo e guardare in là …! E invece no, tutti dobbiamo essere dei visionari, sfidare le nostre zone di comfort, sognare e soprattutto immaginare! Fa bene in primis a noi stessi, ci aiuta a conoscerci e a seguire i nostri desideri, fa bene alle organizzazioni in cui lavoriamo, fa bene alle relazioni interpersonali che viviamo e  la somma di tutto ciò fa si che faccia del bene alla società e al mondo! Mi è presa la deriva della sognatrice incallita? Forse, ma riprenderci il nostro pensiero critico e strategico, crescere, diventare più consapevoli di noi stessi credo sia da considerarsi un nostro diritto fondamentale! E voi, miei cari, che ne pensate?

Breve storia di talento ed empatia

Stasera voglio raccontarvi una cosa bellissima che mi è successa. Ho ricevuto una mail di una persona, che avevo selezionato tempo fa, che mi ringraziava perchè  in quel momento viveva una fase molto delicata della sua vita e il mio supporto durante la fase di selezione le era stato molto utile per orientarsi. Fin qua, direte voi, niente di particolare e avete ragione! Nè tantomeno, vi rassicuro, un mio momento di delirio egocentrico! Voglio invece, parlarvi di energie e di emozioni. V. l’avevo sentita solo al telefono e in sede di offerta, mi ero accorta che si trattava di una ragazza di molto talento e profondità, avevo anche percepito che si trovava di fronte a delle scelte “da grandi” e lei era giovane e, concedetemi candida. Non ho fatto altro che svolgere il mio lavoro come si deve e, quindi, supportare la persona che c’è dietro al candidato aiutandola fondamentalmente a guardarsi dentro e a tirar fuori il coraggio che la sua bella intelligenza le aveva donato.

In quelle due brevi telefonate, la profondità e l’intelligenza di V. le hanno fatto percepire il mio essere li con lei e per lei e, come solo l’umiltà squisita di chi ha talento sa fare, mi ha persino ringraziato. La sua mail mi ha commosso, la conserverò per sempre e non potevo non condividerlo con voi. Ma quello che vorrei condividere con voi è anche altro…

V. ed io eravamo due estranee che si sono incontrate in un contesto particolare, entrambe ci siamo poste in maniera autentica e onesta intellettualmente verso l’altra. Questo ci ha concesso di entrare in empatia e generare delle bellissime emozioni. V. si è sentita supportata e compresa nella sua confusione dovuta ad una profondità intellettuale ed emotiva, io vedevo il talento valorizzarsi ed emergere e questo mi dava gioia. Tutto questo si è creato in un lasso di tempo di un’ora e via telefono, il chè lo rende, ai miei occhi, ancora più straordinario.

Vi ho voluto raccontare questo piccolo momento di mia emozione per fare insieme a voi una riflessione: quanto è importante l’empatia? E soprattutto quanto è importante l’empatia nelle professioni HR? Mettiamola anche in termini di business che valore aggiunto può portare ad una azienda  avere professionisti con questa rara capacità?
E voi vi sentite empatici?

Facciamo anche un’altra riflessione: quante persone che conoscete conoscono la gratitudine?

Aspetto con impazienza le vostre opinioni

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Benvenuti cari amici!

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Carissimi amici,

ho pubblicato “Io speriamo che colloquio” circa 3 settimane fa ed è sempre di più una bellissima avventura. Grazie al mio libello sto scoprendo quanta poca umanità ci sia nel mondo HR spesso,  e sto anche ascoltando storie personali che meritano condivisioni. Tutto questo grazie a lettori che dopo aver letto il mio libro mi stanno contattando per condividere con me esperienze avute con professionisti HR, ma anche domande su come approcciare le più varie tematiche inerenti il mondo delle risorse umane. Allora ho pensato: perché non fare un blog in cui ci scambiamo opinioni, pareri, sogni ed emozioni? Io proverò a mettere a vs supporto la mia esperienza, il mio vissuto  e insieme condivideremo gioie e non, ma di sicuro cresceremo tutti!  Attendo impaziente vs input, vi aspetto

Virginia